Non basta crescere per diventare “adulti”. Non basta dirsi “amici” per essere veramente tali.

21 AGO 20
Immagine di Non basta crescere per diventare “adulti”. Non basta dirsi “amici” per essere veramente tali.
Ogni piccolo d’uomo che nasce (se nasce) manifesta immediatamente una scarsissima disposizione all’obbedienza e quindi al riconoscimento di un limite ai propri desideri. L’educazione, in buona sostanza, consisterà infatti in questo: nell’orientare alla verità e nell’ordinare (lett.= mettere in ordine) la volontà di quei piccoli barbari che sono i bambini. Fatica e responsabilità colossale, se non ci fosse l’amore a dettarne i ritmi; meglio ancora l’amore genitoriale. Molto più facile, infatti, risulta la rinuncia ad orientare , la rinuncia ad ordinare, la presunta neutralità educativa spacciata per amore della persona e della sua autonomia. Ma questo tipo di amore, a ben vedere, non impone né sacrificio nè dedizione, nè impegno nè attenzione; in verità è amore di sé più che amore del prossimo: è “fa ciò che vuoi e ama” piuttosto che “ama e fa ciò che vuoi”. E’, precisamente, quell’amore sentimentale ed irresponsabile che ha nutrito tanti bravi cattolici diventati “adulti” ma che, in fondo, li ha condannati a rimanere “piccoli d’uomo”, ostili e resistenti ad ogni azione educativa. Non dissimili, in questo, da quegli improbabili “nuovi amici” (ed autoreferenziali esegeti) del Papa che, sezionandone frasi, gesti e parole nell’infantile esercizio di piegarne senso e finalità come meglio gli aggrada, pensano, come i bimbi discoli ma furbetti, di aver così - absit iniuria verbis - “fatto fesso” il papà.