L’ultima illusione dei TTB

Il governo “tecnico”, che è stato adombrato da settori delle opposizioni come strumento per sloggiare Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi, sembra passato rapidamente di moda. L’idea che la soluzione di una congiuntura così spaventosa sui mercati, anche per l’inanità dimostrata dalle istituzioni europee, possa essere affrontata con successo da un banchiere o da un ex commissario di Bruxelles in effetti appare piuttosto paradossale.
21 AGO 20
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Il governo “tecnico”, che è stato adombrato da settori delle opposizioni come strumento per sloggiare Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi, sembra passato rapidamente di moda. L’idea che la soluzione di una congiuntura così spaventosa sui mercati, anche per l’inanità dimostrata dalle istituzioni europee, possa essere affrontata con successo da un banchiere o da un ex commissario di Bruxelles in effetti appare piuttosto paradossale.

Sarebbe una resa ai mercati
(che colpiscono in modo particolarmente acuto le banche) o la riproposizione di un protettorato europeo impraticabile, al di là delle questioni di dignità nazionale, per l’assenza di un “protettore” in grado di esercitare questa funzione. D’altra parte, in ogni caso, sarebbero le forze politiche rappresentate in Parlamento ad assumere la responsabilità di approvare le, peraltro tuttora ignote, proposte dei “tecnici”, il che rimanda in ogni caso all’esigenza di un confronto di merito tra rappresentanze politiche e sociali alla ricerca di una soluzione al problema della crescita, che non si risolve di sicuro né con qualche slogan propagandistico né con qualche decapitazione politica.

Le opposizioni, che si incontreranno subito dopo il confronto con l’esecutivo con le rappresentanze dell’impresa, del lavoro e del sistema creditizio, hanno l’occasione, in quella sede, di esporre proposte di merito, possibilmente non condizionate dalla pregiudiziale della preventiva caduta del governo. Mettere il carro davanti ai buoi rende sempre la marcia piuttosto faticosa. Se ci sono idee, proposte, iniziative realistiche, possono essere accolte anche dalla maggioranza o, in caso contrario, diventano la base di un’alternativa credibile. Se invece le opposizioni hanno come unica ricetta quella delle dimissioni di Berlusconi, che da sole risanerebbero la situazione dei conti pubblici, aprirebbero la strada alla crescita, garantirebbero la coesione sociale e rassicurerebbero i mercati, raccontano a sé e agli altri una frottola. Hanno chiesto al Cav. di presentarsi in Parlamento per una discussione generale sulla crisi economica e il premier ha accettato. Poi verranno gli incontri separati del governo e delle opposizioni con le rappresentanze sociali ed economiche. E’, per tutti, l’occasione per mettere a confronto idee e proposte, se ne hanno, e sarebbe un’occasione perduta se si riducesse all’ennesima tribuna per accuse e recriminazioni reciproche.