L’occasione persa di Renzi

Il sindaco di Firenze si è accodato alla vulgata “democratica” secondo cui la salvezza per l’Italia può venire solo dall’autosospensione della democrazia politica, a vantaggio delle “ragioni della speranza” che sarebbero condensate nel governo tecnocratico. Chi si era convinto che le opinioni di Renzi fossero foriere di una politica nuova e coraggiosa ha ragione di sentirsi un po’ deluso.
21 AGO 20
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Il sindaco di Firenze si è accodato alla vulgata “democratica” secondo cui la salvezza per l’Italia può venire solo dall’autosospensione della democrazia politica, a vantaggio delle “ragioni della speranza” che sarebbero condensate nel governo tecnocratico. Chi si era convinto che le opinioni di Renzi fossero foriere di una politica nuova e coraggiosa ha ragione di sentirsi un po’ deluso. Nella recente riunione alla Leopolda, Renzi aveva ricordato di essere “antidecoubertainiano”, cioè di volere un partito che punta a vincere e non si accontenta di “partecipare”.
Questa era l’occasione buona per avviare un processo di verifica elettorale del consenso di una vera piattaforma democratica. Con prospettive eccellenti, almeno a stare ai pronostici dei sondaggisti. La gravità, innegabile, della situazione finanziaria interna e internazionale, avrebbe potuto essere affrontata con un’agenda condivisa dal governo minoritario alla Camera di Silvio Berlusconi e da un Pd in versione riformista, una volta fissata di comune accordo la data delle elezioni, se non subito, nelle prime giornate di primavera. E’ capitato così, di fatto, in Spagna e persino in Grecia, dove il percorso dei sacrifici necessari è stato concoradato dalle maggiori forze parlamentari, una volta fissata la data della verifica elettorale in tempi assai ravvicinati.
Renzi avrebbe le carte in regola per proporre una soluzione più coraggiosa. Non lo ha fatto: ha preferito rifugiarsi nella retorica del “coraggio di rischiare contro la cultura della rendita”, ma ha trascurato di esaminare da questo punto di vista la situazione politica. E’ un peccato che le uniche voci dissenzienti che si sono sentite nell’area del Pd vengano dalla Cgil, che incarna una mistura di conservazione e antagonismo.