L’insocievole socievolezza delle parti sociali e la verve di Marchionne

Strano appuntamento, quello di oggi a Palazzo Chigi. Nato da un documento unitario, con l’obiettivo di dar vita a un patto per lo sviluppo altrettanto corale sollecitato anche dal capo dello stato, Giorgio Napolitano, vede le parti sociali intenzionate a mettere il governo alle strette, presentando proposte concrete per la crescita sulle quali saldare anche il consenso dell’opposizione che sindacati e imprese incontreranno nel pomeriggio. Leggi L’unico patto utile per la crescita
21 AGO 20
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Superata questa divisione di fondo, non è stato difficile scrivere l’appello, spiegano alcuni osservatori, anche perché alla fine “non c’era nulla di concreto’’, come ha dichiarato Maurizio Landini, leader della Fiom e critico dell’iniziativa. Ma mettere nero su bianco una vera e propria piattaforma unitaria che tenga insieme gli interessi dei sindacati, delle imprese, e dei banchieri (forse oggi gli unici rappresentanti di interessi compatti) è decisamente un’altra cosa, anche se a spingere su questo terreno è stata, fino all’ultimo, la Confindustria. L’insocievole socievolezza (copyright: Immanuel Kant) prevale in ogni tema chiave dell’economia. La Cgil, per esempio, chiede la cancellazione tout court della manovra appena approvata, mentre la Cisl, pur critica, non si spinge a tanto, ma punta piuttosto a ottenere una “operazione verità” sui conti pubblici e sull’andamento del debito. Più facile trovare tutti d’accordo nel chiedere al governo una precisa e stringente road map che indichi i modi e i tempi di impiego dei circa 10 miliardi (provenienti dai fondi Fas) stanziati per il rilancio delle opere pubbliche.
Ma già sul fisco le parti tornano a dividersi: la Cgil punta alla patrimoniale (anche se ieri si diceva disposta a rinunciarvi in nome di un testo condiviso da tutti) ed è contraria allo spostamento del carico fiscale “dalle persone alle cose”, temendo un aumento dell’Iva, posizione condivisa da Confcommercio e piccole imprese. E ancora, la Cgil è assolutamente tiepida, se non indifferente, al tema dei tagli alla politica, magari partendo dall’abolizione delle province, mentre questo è il più recente cavallo di battaglia della Cisl, appoggiata, nella guerra agli sprechi del Palazzo, dalla Confindustria. Va poi registrata una certa diffidenza di tutti i sindacati rispetto al nuovo “statuto dei lavori’’ proposto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e riproposto da Berlusconi ieri in Parlamento, a cui la Cisl, pur tutt’altro che ostile, risponde: “Purché a nessuno venga in mente di rispolverare l’articolo 18’’, cosa che invece vedrebbe il favore della Confindustria.
E che dire dei tagli alla spesa pubblica? La Confindustria e le imprese li chiedono a gran voce, ma i sindacati sanno bene che in Italia “spesa pubblica’’ significa, sostanzialmente, tre sole voci: pensioni, pubblico impiego e sanità. Come far digerire al lavoro dipendente altri tagli di questo tipo? Potrebbe davvero bastare, per compensarli, un’eventuale sforbiciata agli stipendi dei parlamentari, o l’abolizione delle province? Insomma, l’ipotesi più concreta è che alla fine la riunione di Palazzo Chigi si concluda con l’istituzione di un tavolo tecnico a scadenza, forse mensile.
Se i risultati non verranno, qualcuno poi magari ricorrerà ai toni decisamente meno ingessati utilizzati ieri da Sergio Marchionne, ad di Fiat, per chiosare la situazione istituzionale: “Sto con Napolitano – ha detto all’Ansa – è arrivato il momento della coesione. Non ci possiamo più permettere questa confusione. E’ necessario avere una leadership più forte che ridia credibilità al paese”. E infine una stoccata alla classe politica: “C’è chi ha compiuto scorrettezze nella sua vita quotidiana. In altri paesi – ha concluso – sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Da noi non succede nulla”.