L’appello del generale

Ad Alessandria, in Egitto, davanti ai cadetti, il capo dell’esercito, il generale Abdel Fattah al Sisi, con gli occhiali scuri e la divisa da cerimonia, ha chiesto agli egiziani “dignitosi e onesti” di andare in piazza in massa, domani, per dimostrare tutto il loro sostegno alle forze dell’ordine che devono gestire “violenze e terrorismo”. “Non vi ho mai chiesto nulla prima d’ora”, ha detto, ma ora sì, c’è qualcosa da dimostrare al mondo, questa prova di popolo farà da legittimazione all’operato dei militari, sarà “un mandato”, “un ordine”, a fare quel che “è necessario” per evitare spargimenti di sangue.
21 AGO 20
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Ad Alessandria, in Egitto, davanti ai cadetti, il capo dell’esercito, il generale Abdel Fattah al Sisi, con gli occhiali scuri e la divisa da cerimonia, ha chiesto agli egiziani “dignitosi e onesti” di andare in piazza in massa, domani, per dimostrare tutto il loro sostegno alle forze dell’ordine che devono gestire “violenze e terrorismo”. “Non vi ho mai chiesto nulla prima d’ora”, ha detto, ma ora sì, c’è qualcosa da dimostrare al mondo, questa prova di popolo farà da legittimazione all’operato dei militari, sarà “un mandato”, “un ordine”, a fare quel che “è necessario” per evitare spargimenti di sangue. I Fratelli musulmani, che da tre settimane protestano per la deposizione del loro presidente, quel Mohammed Morsi di cui non si sa più niente (soltanto al Sisi è a conoscenza del posto in cui Morsi è tenuto, e i carcerieri ovviamente), hanno detto che le dichiarazioni del generale sono “un invito aperto” alla guerra civile, e gli islamisti non si tireranno indietro. I Tamarrod, i “ribelli” che riempirono la piazza il 30 giugno scorso e determinarono così la caduta di Morsi, hanno risposto all’appello di al Sisi: ci saranno. I salafiti di al Nour, che pure parteciparono a quella manifestazione, hanno invece rifiutato. Un’ulteriore frattura che si sentirà nella sfida finale di domani, dopo giorni di scontri con morti e feriti, immagini violente, tutti hanno un’arma in mano. Ogni volta non si sa chi ha provocato chi, nel Sinai lo scontro è già violentissimo (ancora ieri ci sono stati almeno cinque morti) e ieri mattina, a Mansoura, sul delta del Nilo, è scoppiata una bomba davanti alla sede della polizia, una ventina i feriti – dimostrazione che il conflitto si sta espandendo in tutto il paese.
Gli americani ieri hanno deciso di rimandare la vendita (pianificata) di quattro F-16 all’Egitto a causa delle turbolenze delle ultime settimane (una decisione “prudente” di fronte “alla situazione attuale”, ha detto il Pentagono), ma niente è cambiato rispetto ai famosi 1,3 miliardi di aiuti che Washington passa ogni anno al Cairo e anche le esercitazioni congiunte programmate restano in piedi. Non avendo una strategia da offrire, l’Amministrazione Obama lascia che siano le forze in campo a vedersela tra di loro, assiste “con preoccupazione” e nulla più. Anche la leadership civile che formalmente guida l’Egitto assiste, non ha mai controllato nulla.