La replica del Dipartimento alle politiche antidroga

“Ci  spiace far presente all’autrice dell’articolo dal titolo “ E’ davvero l’ora di piantarla”  che il documento al quale fa riferimento non è affatto un documento ONU,  ma di una associazione privata di persone che hanno espresso la loro semplice opinione. Nessuno stato membro delle nazioni unite ha condiviso tale documento.Tali dichiarazioni pertanto, così come dichiarato da Yuri Fedetov, direttore esecutivo dell’UNODC a Roma mesi  scorsi,  non ha trovato alcuna accoglienza nelle sedi istituzionali delle Nazioni Unite  e neppure da parte dei 192 Stati Membri durante l’assemblea che si è svolta recentemente a New York.
21 AGO 20
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In merito all’articolo pubblicato in data odierna sul vostro quotidiano dal titolo “ E’ davvero l’ora di piantarla” a firma di Giulia Pompili, si allega la posizione italiana in merito alla Global Commission e di seguito la replica del DPA che precisa:
“Ci spiace far presente all’autrice dell’articolo dal titolo “ E’ davvero l’ora di piantarla” che il documento al quale fa riferimento non è affatto un documento ONU, ma di una associazione privata di persone che hanno espresso la loro semplice opinione. Nessuno stato membro delle nazioni unite ha condiviso tale documento.Tali dichiarazioni pertanto, così come dichiarato da Yuri Fedetov, direttore esecutivo dell’UNODC a Roma mesi scorsi, non ha trovato alcuna accoglienza nelle sedi istituzionali delle Nazioni Unite e neppure da parte dei 192 Stati Membri durante l’assemblea che si è svolta recentemente a New York. Deve essere quindi chiaro ai lettori e ai giornalisti che la Global Commission quindi non è una organizzazione ONU. Oltre a questo i dati presentati da questa commissione a sostegno delle tesi di legalizzazione delle droghe sono stati fortemente contestati perchè non corrispondentinal vero. In quanto alla cosiddetta "guerra perduta" contro la droga, poniamo solo un quesito: possiamo vincere la guerra contro il cancro, la leucemia, l'AIDS, il Vaiolo ecc. E non possiamo vincere la guerra contro la droga? È solo una questione di volontà e di riconoscere una volta per tutte che non si può accettare che sostanze scientificamente classificate e riconosciute come neurotossiche da tutti i paesi e i centri di ricerca al mondo, sopratutto per il cervello degli adolescenti, vengano rese di facile accesso o addirittura legalizzate. La tutela della salute pubblica e le economie degli stati (che ne ricaverebbero entrate dalla legalizzazione) non possono piegarsi ne sottostare a questi compromessi. Le persone soprattutto se vulnerabili vanno tutelate e non sacrificate in onore di un falso quanto liberticida diritto di drogarsi. Ci sembra inoltre demagogico, parlare di uso medico della cannabis e contestualmente di legalizzazione per uso voluttuario. Il DPA non ha alcuna riserva all'uso medico (che già esiste anche in Italia se regolarmente autorizzato dal Ministero della Salute) ovviamente regolamentato di questi farmaci (ben diversi dalla droga venduta in strada) che sono comunque di seconda scelta rispetto ad altri più efficaci e sicuri, vista l'alta percentuale di disturbi psichici associati documentata, ma rifiuta la strumentalizzazione che ne viene fatta per sostenere ipotesi di legalizzazione o di coltivazione domestica. Pertanto voler far credere che la cannabis di strada sia innocua perchè il principio attivo viene usato anche in alcuni farmaci, è demagogico e fuorviante sopratutto le giovani generazioni. Evidenze scientifiche di studi trentennali dimostrano che far calare la disapprovazione sociale e la percezione del rischio e quindi rendere più socialmente accettabile l'uso di cannabis fa aumentare il consumo proprio nelle giovani generazioni incrementando l'incidenza di disturbi psichiatrici precoci. Forse è proprio arrivata "l'ora di piantarla" di scrivere imprecisioni e notizie contorte e confuse, avendo ben chiaro che chi lo fa si assume la responsabilità scientificamente provata di far aumentare il numero dei consumatori ”.