La regola d’oro
I tassi d’interesse crescenti sul debito pubblico dicono una sola cosa e molto chiara: i mercati chiedono all’Italia di tornare a crescere. Le misure sviluppiste d’altronde sono complementari al rigore. La solvibilità del paese richiede infatti da un lato che la spesa pubblica sia messa (e tenuta) sotto controllo, dall’altro che il pil torni ad aumentare a tassi sostenuti. Poiché la variabile chiave è il rapporto tra debito (o deficit) pubblico e prodotto interno lordo, il rigore serve a contenere il numeratore, lo sviluppo a dilatare il denominatore.
21 AGO 20

I tassi d’interesse crescenti sul debito pubblico dicono una sola cosa e molto chiara: i mercati chiedono all’Italia di tornare a crescere. Le misure sviluppiste d’altronde sono complementari al rigore. La solvibilità del paese richiede infatti da un lato che la spesa pubblica sia messa (e tenuta) sotto controllo, dall’altro che il pil torni ad aumentare a tassi sostenuti. Poiché la variabile chiave è il rapporto tra debito (o deficit) pubblico e prodotto interno lordo, il rigore serve a contenere il numeratore, lo sviluppo a dilatare il denominatore. Il dibattito pubblico si è finora concentrato sul primo aspetto; ora, però, si registra una crescente attenzione politica, sociale e mediatica per la crescita, come si nota anche dall’aumentata intensità e frequenza degli interventi e delle sollecitazioni sul tema che giungono dai grandi quotidiani. E il governo, a partire dall’incontro con le parti sociali, non deve perdere questa occasione per mettere nero su bianco l’annunciata frustata all’economia.
Attenzione, però: non bisogna pensare che si debba fare un cambiamento di fase; bisogna, semmai, perseguire un cambio di passo. In altre parole, le politiche per la crescita devono sommarsi a quelle di rigore, non sostituirle. A questo scopo l’esecutivo dovrebbe dare una dimostrazione tangibile di aver acquisito questa consapevolezza, e sfidare l’opposizione su tale terreno. Per esempio riprendendo l’idea già accarezzata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di fissare nella Costituzione un tetto all’indebitamento, consolidando il pareggio di bilancio che dovrebbe essere raggiunto nel 2014. In Germania è nota come “regola d’oro”: dal 2016 Berlino non potrà votare un bilancio con un deficit strutturale superiore allo 0,35 per cento del pil. Peraltro le disponibilità in Parlamento non mancano: proprio ieri un gruppo bipartisan di senatori, con primo firmatario il presidente dell’Istituto Bruno Leoni, Nicola Rossi (ex Pd), ha presentato una proposta simile. La stessa discussione statunitense sul tetto al debito dimostra che norme di questo genere costringono ad affrontare i problemi per tempo, ossia prima che il debito esploda. La sicurezza dei conti pubblici è il necessario piedistallo su cui innestare liberalizzazioni e privatizzazioni. Oramai suona quasi banale, ma l’evidenza empirica in base alla quale rigore e crescita si reggono a vicenda è sempre più forte.
Attenzione, però: non bisogna pensare che si debba fare un cambiamento di fase; bisogna, semmai, perseguire un cambio di passo. In altre parole, le politiche per la crescita devono sommarsi a quelle di rigore, non sostituirle. A questo scopo l’esecutivo dovrebbe dare una dimostrazione tangibile di aver acquisito questa consapevolezza, e sfidare l’opposizione su tale terreno. Per esempio riprendendo l’idea già accarezzata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di fissare nella Costituzione un tetto all’indebitamento, consolidando il pareggio di bilancio che dovrebbe essere raggiunto nel 2014. In Germania è nota come “regola d’oro”: dal 2016 Berlino non potrà votare un bilancio con un deficit strutturale superiore allo 0,35 per cento del pil. Peraltro le disponibilità in Parlamento non mancano: proprio ieri un gruppo bipartisan di senatori, con primo firmatario il presidente dell’Istituto Bruno Leoni, Nicola Rossi (ex Pd), ha presentato una proposta simile. La stessa discussione statunitense sul tetto al debito dimostra che norme di questo genere costringono ad affrontare i problemi per tempo, ossia prima che il debito esploda. La sicurezza dei conti pubblici è il necessario piedistallo su cui innestare liberalizzazioni e privatizzazioni. Oramai suona quasi banale, ma l’evidenza empirica in base alla quale rigore e crescita si reggono a vicenda è sempre più forte.