In Egitto al Sisi fa di tutto per non perdere il suo sogno d'affluenza

In Egitto si sta per concludere il terzo giorno di votazioni per le presidenziali che vedono due soli candidati, Abdel Fattah al Sisi e Hamdeen Sabahi, quest’ultimo semi-sconosciuto persino tra gli stessi elettori. La commissione elettorale ha comunicato che finora hanno votato oltre 21 milioni di egiziani, circa il 40 per cento. Una cifra che supererebbe persino quella dell'affluenza per il referendum costituzionale del gennaio scorso. Ma queste cifre sono state messe in dubbio da altri dati diffusi nella serata di ieri, secondo cui l’afflusso alle urne sarebbe stato solamente del 15 per cento.
21 AGO 20
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In Egitto si sta per concludere il terzo giorno di votazioni per le presidenziali che vedono due soli candidati, Abdel Fattah al Sisi e Hamdeen Sabahi, quest’ultimo semi-sconosciuto persino tra gli stessi elettori. La commissione elettorale ha comunicato che finora hanno votato oltre 21 milioni di egiziani, circa il 40 per cento. Una cifra che supererebbe persino quella dell'affluenza per il referendum costituzionale del gennaio scorso. Ma queste cifre sono state messe in dubbio da altri dati diffusi nella serata di ieri, secondo cui l’afflusso alle urne sarebbe stato solamente del 15 per cento. Talmente pochi da convincere ieri la commissione elettorale a posticipare di un’ora la chiusura dei seggi – prevista per ieri alle 20 – e poi di prolungare l’apertura delle sezioni elettorali per l’intera giornata odierna. Sabahi ha già annunciato di non volersi ritirare dalla corsa elettorale nonostante la decisione di posticipare la chiusura dei seggi. Una scelta motivata da Sabahi con la volontà di “non consegnare il paese nelle mani dei terroristi”, riferendosi probabilmente ai Fratelli musulmani. Il suo portavoce di Alessandria, invece, si è dimesso dall’incarico, per protestare contro lo slittamento della chiusura dei seggi. Al Sisi tenta così di uscire da un imbarazzo che potrebbe avere conseguenze molto gravi.

In Egitto sono in molti a ritenere l’esito delle elezioni già scritto. Nei giorni precedenti al voto, le aree allestite per i comizi elettorali dei rispettivi candidati erano semi vuote. Scene simili si sono ripetute in questi tre giorni con le sezioni elettorali deserte. Il quotidiano filo-governativo al Ahram ha motivato lo slittamento della chiusura dei seggi citando un inesistente “grande afflusso alle urne”, permettendo così a tutti di votare. Per quanto anche il caldo torrido di questi giorni abbia fatto desistere in molti dal recarsi ai seggi, percentuali tanto basse dimostrano la convinzione generale che il proprio voto non possa realmente incidere sulla scelta del futuro presidente. Il dato sull’affluenza è invece l’unico che interessa realmente a Sisi, già certo della vittoria. Un’alta percentuale di elettori significherebbe una legittimazione ideale per rispondere ai suoi detrattori, secondo cui il ritorno di un militare al potere (sebbene abbia lasciato recentemente l’esercito proprio per potersi candidare) sancisca la fine della “primavera” egiziana.
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Dati i numeri esigui ai seggi, i media hanno avviato una fitta campagna di convincimento rivolta ai cittadini perché andassero a votare. Tra gli altri, un presentatore televisivo egiziano ha definito coloro che non si sono ancora recati alle urne dei “traditori” . Altre emittenti hanno invece diffuso la notizia di un decurtamento dello stipendio, previsto sia per i dipendenti pubblici sia per i privati, pari a 500 sterline egiziane, stabilito dal ministero della Giustizia per coloro che intendevano astenersi. Una minaccia da non sottovalutare: secondo alcuni opinionisti egiziani, chi ha votato finora sono stati per lo più lavoratori di bassa estrazione sociale, convinti dalla paura di vedersi ridotto lo stipendio in un periodo di grave crisi economica. Lunedì, primo giorno di votazioni, il fotografo americano Cliff Cheney, ha diffuso un video che mostrava un dj che suonava fuori da una sezione elettorale nella cittadina orientale di Port Said. Un’iniziativa, secondo un militare di guardia al seggio, presa dal governatore per attirare l’attenzione dei passanti. E sempre ieri, una decina di membri del comitato elettorale che sostiene Sabahi sono stati arrestati e rilasciati nel giro di poche ore dopo essere stati picchiati. Sul web molti blogger e attivisti della prima ora della rivoluzione del 2011 hanno fatto circolare foto e video che ritraevano i seggi vuoti, scoraggiando ulteriormente le persone dal recarsi alle urne. Su Youtube, un video visualizzato oltre 400 mila volte (poi rimosso nel giro di poche ore) mostrava un uomo che votava per al Sisi su una dozzina di schede elettorali che venivano poi prese da un militare in divisa.

Alle passate elezioni del 2012, che videro l’affermazione del candidato dei Fratelli musulmani Mohammed Morsi, l’afflusso alle urne raggiunse oltre il 52 per cento degli aventi diritto. L’obiettivo di al Sisi è quello di superare con un ampio margine tale soglia legittimando il colpo di stato che guidò il 30 giugno 2013 proprio contro Morsi. Un traguardo probabilmente già irraggiungibile.