Il partito manettaro sconfitto al voto

Nessun dubbio che Matteo Renzi rappresenti nell’immaginario elettorale, tranne che per Travaglio, la faccia pulita della politica, e pure per questo gli italiani lo hanno coperto di voti. Ma poi, se appena ci si guarda attorno, si scopre che la saggezza degli italiani quando vanno alle urne è assai superiore all’intransigenza manettara del partito dei magistrati e persino alla cupa malmostosità dei mozzorecchi a mezzo stampa e degli Stella & Rizzo d’ogni tendenza.
21 AGO 20
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Nessun dubbio che Matteo Renzi rappresenti nell’immaginario elettorale, tranne che per Travaglio, la faccia pulita della politica, e pure per questo gli italiani lo hanno coperto di voti. Ma poi, se appena ci si guarda attorno, si scopre che la saggezza degli italiani quando vanno alle urne è assai superiore all’intransigenza manettara del partito dei magistrati e persino alla cupa malmostosità dei mozzorecchi a mezzo stampa e degli Stella & Rizzo d’ogni tendenza. Così, mirabilmente sordi alle sirene dei professionisti della gogna, gli italiani hanno attribuito a Silvio Berlusconi, il Condannato per antonomasia, che avrebbe dovuto sparire di scena per via giudiziaria, il quadruplo abbondante dei voti racimolati dai giustizialisti di Tsipras. Il risanatore morale di turno, Gribbels, è fermo al palo, anzi arretra.
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Scendendo nel dettaglio, c’è anche di meglio. Il più votato tra i candidati è stato Raffaele Fitto, Forza Italia, già destinatario di una condanna a quattro anni in primo grado; il Pd ha ottenuto un consenso particolarmente alto a Siena (56,85 per cento), città epicentro dello scandalo presunto del Montepaschi, grottescamente ingigantito e deformato dai grillos. Sono solo due esempi, ma significativi, dell’inefficacia elettorale delle offensive giudiziarie sulla politica. La Lega nord, per quanto diroccata dalle inchieste che avevano coinvolto Bossi e famiglia e più recentemente gli acquisti di biancheria del presidente piemontese Roberto Cota, ha ottenuto un risultato più che passabile. Persino il Nuovo centrodestra, subissato di arresti eccellenti proprio nelle settimane precedenti il voto, compresa quella del presidente dell’Assemblea regionale campana, Paolo Romano, ha tenuto botta senza scomparire subito. Se poi si guarda a quella che a poche settimane dal voto è stata dipinta come l’inchiesta che avrebbe decapitato la nuova “cupola” politica degli appalti di Expo 2015, si può riscontrare che il Pd, né a Milano né a Torino, sembra aver subito danni dall’arresto del “Compagno G”. Questo non significa che le campagne giustizialiste non abbiano effetti generali di intossicazione del clima politico, tuttavia non influenzano più di tanto. D’altra parte, l’epitaffio al giustizialismo nelle urne è la percentuale raccolta dal partito dell’ineffabile Antonio Di Pietro: un rotondo 0,7 per cento.