E la Germania paga
Il Grande bailout per tutti sta risvegliando gli spiriti dell’anti Europa
Il governo di Dublino ha presentato un piano di austerità per arginare la crisi del debito e il contagio verso la Spagna e il Portogallo: dieci miliardi di tagli alla spesa e cinque miliardi di aumenti delle imposte per riportare il deficit dal 32 al 3 per cento del pil entro il 2014. La Pubblica amministrazione perderà 25 mila posti di lavoro, i sussidi saranno tagliati, l’Iva salirà al 23 per cento e aumenteranno le imposte sui redditi.
21 AGO 20

Almeno per ora, Cowen è riuscito a salvare la corporate tax al 12,5 per cento, che la Germania e la Francia considerano “predatoria” e vorrebbero alzare in cambio dell’aiuto finanziario. I mercati hanno reagito con prudenza all’austerità irlandese: Standard & Poor’s ha degradato il rating perché il paese “dovrà sopportare costi addizionali per le iniezioni di capitali nel sistema bancario in difficoltà”. Le Borse si sono riprese, così come l’euro. Ora l’attenzione si è spostata su Spagna e Portogallo, i cui tassi di interesse sui titoli di stato hanno toccato i massimi dall’ingresso nella moneta unica. “I timori nei mercati dei bond si stanno concentrando sulla penisola iberica”, dice Philip Shaw, capo economista di Investec.(segue dalla prima pagina)
Ieri il Portogallo è rimasto paralizzato da uno sciopero generale. Il 68 per cento degli economisti interrogati da Reuters ritengono che Lisbona sarà costretta a seguire Atene e Dublino sulla strada del bailout. Ma è la Spagna a mettere in pericolo la sopravvivenza dell’euro: è la linea che “i contribuenti tedeschi non supereranno”, spiega Ian Martin del Wall Street Journal.
Ieri il Portogallo è rimasto paralizzato da uno sciopero generale. Il 68 per cento degli economisti interrogati da Reuters ritengono che Lisbona sarà costretta a seguire Atene e Dublino sulla strada del bailout. Ma è la Spagna a mettere in pericolo la sopravvivenza dell’euro: è la linea che “i contribuenti tedeschi non supereranno”, spiega Ian Martin del Wall Street Journal.
Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha invocato “la supremazia della politica” per imporre “limiti ai mercati”. Merkel vuole che gli investitori privati subiscano perdite in caso di default pilotato o bailout europeo, nonostante molti analisti ritengano che la sua insistenza abbia già innescato il dramma irlandese. Alcuni sospettano l’esistenza di un piano tedesco per far implodere la zona euro. Il meccanismo di stabilità promosso dalla Germania è “un sistema simile a uno schema piramidale, che crollerà come un castello di carte”, ha detto il premier slovacco, Iveta Radicova.
Qualcuno spiega che Merkel deve rispondere a un partito (e a un elettorato) sempre più euroscettico. “E’ inaccettabile che l’Irlanda sottragga imprese in Europa attraverso la corporate tax al 12,5 per cento, e poi si affidi all’aiuto di altri paesi durante una crisi”, avverte il cristianodemocratico Michael Fuchs. “Dobbiamo pagare per tutta l’Europa?”, domanda ai lettori la Bild. “La crisi della zona euro favorisce il populismo e la demagogia”, spiega Fabio Liberti dell’Institut de relations internationales et stratégiques di Parigi: “Crescono i partiti conservatori o di estrema destra, che imputano all’Europa i problemi dei loro paesi, come in Olanda, in Ungheria, in Svezia”. In Irlanda, se l’Ue e il Fmi imporranno di alzare la corporate tax, l’attuale rabbia contro il governo potrebbe rivolgersi contro l’Europa. Per il leader dell’Ukip britannico, l’eurofobico Nigel Farage, Bruxelles ha imboccato una strada autodistruttiva: commissariando la politica economica dei paesi in difficoltà, “ha liberato le peggiori forze del nazionalismo”.
Qualcuno spiega che Merkel deve rispondere a un partito (e a un elettorato) sempre più euroscettico. “E’ inaccettabile che l’Irlanda sottragga imprese in Europa attraverso la corporate tax al 12,5 per cento, e poi si affidi all’aiuto di altri paesi durante una crisi”, avverte il cristianodemocratico Michael Fuchs. “Dobbiamo pagare per tutta l’Europa?”, domanda ai lettori la Bild. “La crisi della zona euro favorisce il populismo e la demagogia”, spiega Fabio Liberti dell’Institut de relations internationales et stratégiques di Parigi: “Crescono i partiti conservatori o di estrema destra, che imputano all’Europa i problemi dei loro paesi, come in Olanda, in Ungheria, in Svezia”. In Irlanda, se l’Ue e il Fmi imporranno di alzare la corporate tax, l’attuale rabbia contro il governo potrebbe rivolgersi contro l’Europa. Per il leader dell’Ukip britannico, l’eurofobico Nigel Farage, Bruxelles ha imboccato una strada autodistruttiva: commissariando la politica economica dei paesi in difficoltà, “ha liberato le peggiori forze del nazionalismo”.