Il duello

"Lui aveva un grande sogno, da quando eravamo arrivati in Inghilterra, di voler essere il primo a vincere la Coppa d’Inghilterra nel nuovo stadio di Wembley”. Fu così che il 19 maggio 2007, quando si trovarono di fronte lui e Alex Ferguson, il mitico allenatore del Manchester United, era chiaro per tanti motivi che la battaglia dei sogni sarebbe stata senza esclusione di colpi. Leggi L’amourinho nostro - Scusate se sono arrogante
21 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 20:58
Immagine di Il duello
C’era una rivalità che era iniziata assai prima che il tecnico portoghese arrivasse nel quartiere elegante di Londra, deciso a ribaltare le gerarchie tradizionali del calcio inglese, una piramide al cui vertice, più solido di un monarca, stava per l’appunto seduto e venerato Sir Alex. Era iniziata, la rivalità, quando il Porto era sbarcato con la sua barchetta corsara a Manchester, in una semifinale di Champions League, e aveva affondato la corazzata dei Red Devils. In mezzo a un bel po’ di polemiche, dopo che Ferguson aveva accusato un giocatore del Porto di fare sceneggiate in campo. “Penso che loro siano preoccupati per questa partita. Perché lo sono? Non so: hanno 65 mila tifosi e una squadra fortissima”, disse Mou. Ma era finita così: “Sir Alex alla fine si è congratulato e ci siamo stretti la mano. Questo è quello che amo del calcio. A volte si gioca con le parole e si cerca di creare pressioni sull’avversario. Ma quando arriva il fischio finale ci si stringe la mano”.
Ma torniamo alla Coppa d’Inghilterra, alla finale tra il Chelsea di Mou e il solito sir Alex con il Manchester United. José Mourinho aveva passato una settimana infernale. L’avevano pure arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, nella sua casa di Belgravia. Tutto perché una zelante veterinaria si era messa in testa di portare via il cucciolo di Yorkshire di famiglia, che era tornato dall’estero senza sottoporsi alla quarantena obbligatoria. José aveva fatto il diavolo a quattro e l’avevano portato alla centrale. Finì che la famiglia ripartì per il Portogallo con il cane, “così non ci saranno più pericoli pubblici a Londra”, ringhiò Mou con la stampa.
Per la cronaca, vinse il Chelsea, con un gol di Drogba nei tempi supplementari. Non ci furono altre scaramucce, quella volta. Almeno non pesanti come quelle che spesso hanno opposto Mou e Sir Alex: “Mourinho farebbe meglio a tapparsi la bocca. Mi sorprende che non l’abbiano ancora deferito. Non la smette mai. Forse dimentica che qui non è più al Porto, qui non siamo in Portogallo”, disse una volta Ferguson, dopo che Mou aveva tuonato: “C’è una nuova regola in Premier League: vietato dare rigori contro il Manchester”. Ma tra i due, come si sa, c’è stima reciproca. Anzi, Ferguson è forse uno dei pochi allenatori che Mourinho stimi davvero, come testimonia anche la tradizione della costosa bottiglia di vino che gli regala dopo ogni sfida, e che bevono insieme. Quando se ne andò dall’Inghilterra, Ferguson dichiarò: “Mi spiace per il nostro calcio. Mi piaceva competere con lui, ha portato qualcosa di nuovo e fresco. Gli auguro tutto il meglio. Ora non saprei proprio con chi dividere il mio vino”.