Fiamme nel sud industriale
Guarda com’è nervosa Pechino, tra rivolte e candidati indipendenti
Dopo tre giorni di battaglie, cariche e due dozzine di veicoli della polizia dati alle fiamme, il governo è riuscito a reprimere le rivolte a Zengcheng, una città di 800 mila persone nel Guangdong, cuore dell’industria cinese che esporta. Come in Tunisia, anche questa volta è colpa di un venditore ambulante, anzi di due: Tang Xuecai e la moglie ventenne Wang Lianmei. Venerdì sera hanno litigato con la polizia, che voleva far sgomberare il loro banchetto davanti a un supermercato.
21 AGO 20

Venerdì sera hanno litigato con la polizia, che voleva far sgomberare il loro banchetto davanti a un supermercato. Insulti, spintoni e Wang, che è incinta, cade a terra. I due si rassegnano, la polizia si offre di caricare la donna su un’ambulanza ma un centinaio di persone armate di pietre, bottiglie e mattoni assale gli agenti. E’ l’inizio della guerriglia urbana: centinaia di migranti, quasi tutti arrivato dallo Sichuan come i due ambulanti, danno fuoco alle auto, infrangono le vetrine, attaccano gli edifici pubblici. In mille, domenica sera, bloccano uno snodo autostradale, per poi puntare con rabbia verso il quartiere di lusso di Phoenix City.
Le autorità locali hanno fatto del loro meglio per raffreddare la situazione: hanno arrestato 25 persone, hanno assicurato che i due ambulanti stanno bene e hanno affidato le indagini a una task force creata apposta per il caso. Il capo del Partito comunista della città, Xu Zhibiao, le ha provate tutte: secondo l’agenzia statale Xinhua, ha mandato “gruppi speciali” casa per casa a “spiegare alla gente cos’è successo veramente” ed è andato a visitare la giovane ambulante in ospedale donandole un bel cesto di frutta.
La stampa ufficiale, come si conviene, non risparmia le omissioni, ma non può coprire i disordini che infiammano anche altre province cinesi. Nello Hubei, poco più a nord, cinque funzionari sono stati arrestati dopo giorni di proteste seguiti alla morte di Ran Jianxin, già capo del comitato anticorruzione della città di Lichuan, che stava difendendo i cittadini da un esproprio. La polizia ha usato i blindati per spazzare la folla che si era radunata dopo la diffusione su Internet delle fotografie del corpo di Jianxin, visibilmente martoriato. Una bomba è esplosa di fronte alla sede del governo locale nel porto di Tianjin, nel nord della Cina.
La stampa ufficiale, come si conviene, non risparmia le omissioni, ma non può coprire i disordini che infiammano anche altre province cinesi. Nello Hubei, poco più a nord, cinque funzionari sono stati arrestati dopo giorni di proteste seguiti alla morte di Ran Jianxin, già capo del comitato anticorruzione della città di Lichuan, che stava difendendo i cittadini da un esproprio. La polizia ha usato i blindati per spazzare la folla che si era radunata dopo la diffusione su Internet delle fotografie del corpo di Jianxin, visibilmente martoriato. Una bomba è esplosa di fronte alla sede del governo locale nel porto di Tianjin, nel nord della Cina.
Secondo i media locali, l’avrebbe piazzata un uomo che “voleva vendicarsi della società”. E’ il terzo ordigno che esplode davanti a un edificio governativo nelle ultime tre settimane. Le proteste non hanno risparmiato nemmeno la capitale: ieri, a Pechino, cinquanta lavoratori che rivendicavano il loro salario davanti al ministero delle Ferrovie sono stati dispersi con la forza.
Secondo Sun Liping, professore di Sociologia all’Università Tsinghua di Pechino, nel 2010 le proteste in Cina sono state 180 mila. Quest’anno il numero sarà superiore, a causa dell’insofferenza per l’inflazione in costante lievitazione – il governo sperava di mantenerla sotto al 4 per cento, ma ad aprile è salita a quota 5,3 e, stando alle stime di un think tank governativo, potrebbe superare il 6 per cento entro fine mese. A Pechino si attrezzano: da un anno, anche in vista della festa per i 90 anni del Partito comunista cinese (Pcc), il primo luglio prossimo, la sicurezza interna è la voce più costosa del budget militare.
La festa del Partito sarà turbata anche da una quarantina di attivisti che hanno scelto di presentarsi alle elezioni amministrative – tra la primavera e l’autunno – da candidati indipendenti. Tecnicamente è possibile. L’articolo 34 della Costituzione garantisce a tutti “il diritto di votare e di candidarsi alle elezioni”, ma in pochi si fidano – come dell’articolo successivo, che garantisce la libertà di stampa. Nell’ultimo mese, però, in molti hanno dichiarato l’intenzione di candidarsi sui micro blog di Weibo, una versione cinese del social network Twitter. Tra loro c’è lo scrittore Li Chengpeng, che ha appena pubblicato un libro-denuncia sui trucchi del Pcc per gonfiare la produttività grazie a sfratti e demolizioni.
Secondo Sun Liping, professore di Sociologia all’Università Tsinghua di Pechino, nel 2010 le proteste in Cina sono state 180 mila. Quest’anno il numero sarà superiore, a causa dell’insofferenza per l’inflazione in costante lievitazione – il governo sperava di mantenerla sotto al 4 per cento, ma ad aprile è salita a quota 5,3 e, stando alle stime di un think tank governativo, potrebbe superare il 6 per cento entro fine mese. A Pechino si attrezzano: da un anno, anche in vista della festa per i 90 anni del Partito comunista cinese (Pcc), il primo luglio prossimo, la sicurezza interna è la voce più costosa del budget militare.
La festa del Partito sarà turbata anche da una quarantina di attivisti che hanno scelto di presentarsi alle elezioni amministrative – tra la primavera e l’autunno – da candidati indipendenti. Tecnicamente è possibile. L’articolo 34 della Costituzione garantisce a tutti “il diritto di votare e di candidarsi alle elezioni”, ma in pochi si fidano – come dell’articolo successivo, che garantisce la libertà di stampa. Nell’ultimo mese, però, in molti hanno dichiarato l’intenzione di candidarsi sui micro blog di Weibo, una versione cinese del social network Twitter. Tra loro c’è lo scrittore Li Chengpeng, che ha appena pubblicato un libro-denuncia sui trucchi del Pcc per gonfiare la produttività grazie a sfratti e demolizioni.
Il micro blog di Li Chengpeng, aspirante candidato nella provincia di Sichuan (la stessa dei due ambulanti delle rivolte), ha quasi tre milioni di lettori. Tra i suoi sostenitori ci sono il regista di commedie Feng Xiaogang e la superstar dei blog Han Han, che Time magazine nel 2010 ha ritenuto “più influente di Barack Obama”. Il Pcc, per ora, sceglie una doppia via: colpire i candidati meno noti – come l’ex operaia Liu Ping, sequestrata per cinque giorni dalla polizia – e complicare le procedure di accesso alla candidatura, ingolfandole di piccoli orpelli. Ma, con un atto di coraggio, il quotidiano progressista Pechino News ha pubblicato a tutta pagina, il 4 giugno, le istruzioni per i candidati fai da te.