Gli infortuni delle primarie
Ci sono dinosauri che escono dal cilindro, e dinosauri che non entrano nel Pirellone. L’affermazione può sembrare priva di senso, ma apparirà di logica adamantina se solo la mettete a confronto con le follie che stanno accadendo in Lombardia, sugli opposti fronti delle primarie. Lì sì che volano i paradossi, con esiti pazzotici e potenzialmente distruttivi.
21 AGO 20

Ci sono dinosauri che escono dal cilindro, e dinosauri che non entrano nel Pirellone. L’affermazione può sembrare priva di senso, ma apparirà di logica adamantina se solo la mettete a confronto con le follie che stanno accadendo in Lombardia, sugli opposti fronti delle primarie. Lì sì che volano i paradossi, con esiti pazzotici e potenzialmente distruttivi. Da una parte c’è il Pd. Da mesi è alle prese, a livello nazionale, con la sua scena primaria, che però in Lombardia è oppressa da un tabù: o fa le primarie e le perde (Pisapia), o manco riesce a organizzarle. Da settimane insegue la candidatura per la presidenza della regione di Umberto Ambrosoli, avvocato di purissima società civile, che alla fine accetta, ma a modo suo: mi candido ma non nel Pd, e senza primarie. Voglio una lista autonoma e un “patto civico”. Dunque, adesso, il Pd non sa più se le primarie deve ancora farle (e nel caso perché), e a risposta negativa deve spiegarlo a Fabio Pizzul e ad Alessandra Kustermann, che sono già lì pronti al gazebo. Oppure decide di farle, ma poi rischia di dover sostenere un candidato che non ha partecipato (sarà compatibile con le regole?) e perdere per dispersione dell’elettorato: il colmo, dopo tutto quel che è successo in Lombardia.
Dall’altra parte il Pdl, debuttante allo sbaraglio della scuola primaria, che si sta dilaniando tra modelli americani e inseguimenti di gelatai. In Lombardia, dove c’è pur sempre lo zoccolo duro dei suoi elettori, c’è la prima prova della scelta di un candidato, ma il nome giusto per le primarie ancora non lo trova. Anzi, c’è un bel pezzo del partito che spinge per appoggiare un esterno, l’ex sindaco Gabriele Albertini. Il quale, pure lui, ha detto sì al centrodestra: ma di primarie manco a parlarne, mica sono il candidato del Pdl. Col risultato che quelli del Pdl, o si fanno le primarie tra di loro, e poi perdono le elezioni perché metà degli elettori voteranno per Albertini, o si aggregano ad Albertini e tanti saluti alle primarie (il che però non sarebbe una bella figura per Angelino Alfano e tutti gli altri, che sulla prova dei gazebo stanno scommettendo la loro stessa possibilità di avere un futuro politico). Si può discutere se il voto in Lombardia sia davvero, come si dice, un test nazionale. Ma come test sull’efficacia delle primarie nella rigenerazione virtuosa dei politici, rischia di farli finire tutti “barzellettati”, come si dice adesso. A destra e a sinistra. Forse, è meglio che organizzino un caucus, almeno per chiarirsi le idee tra di loro.