D’Alema vuole Casini come futuro candidato premier

E se tra un Dario Franceschini che dice di non volersi ricandidare al congresso di ottobre del Partito democratico, lasciando però intendere che se glielo chiedessero a gran voce potrebbe mutare idea, e un Pierluigi Bersani che è sceso in campo con troppo anticipo, uscisse un terzo candidato?
21 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 20:58
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Ultima spiaggia. Si è scritto, detto e ripetuto che Pier Luigi Bersani si è mosso troppo presto nella sua corsa alla leadership del partito. Si è scritto, detto e ridetto che Massimo D’Alema per ora sta con Dario Franceschini e che non è affatto detto che alla fine appoggi Bersani. Vero, per carità, ma non del tutto. Ai piani nobili del Largo del Nazareno si sussurra che l’ex ministro degli Esteri potrebbe a un certo punto convergere su Bersani. Infatti se le elezioni europee, e soprattutto quelle amministrative, dovessero andare male, a quel punto verrebbe messo in discussione il progetto stesso del Partito democratico. In questo caso l’implosione de Pd sarebbe inevitabile e lo sarebbe anche una divisione traumatica tra ex popolari ed ex diessini. E’ probabile che a quel punto il Pd si dividerebbe in tre rivoli. Uno formato da ex democristiani che confluirebbero, in un modo o nell’altro, con l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Il secondo fatto da veltroniani, ulivisti, ex margheritini e anche qualche ex Ppi che darebbe vita a un mini Pd, non volendo andare né con gli eredi della democrazia cristiana né con quelli del Pci. Il terzo rivolo, il più sostanzioso, darebbe invece vita a un partito di stampo socialdemocratico, inglobando anche i transfughi di Rifondazione comunista. Questo terzo partito potrebbe essere guidato da Pierluigi Bersani. Certo, si tratterebbe di una sorta di ultima spiaggia, ma Massimo D’Alema sta prevedendo anche questa subordinata.
Chi è il più centrista del reame? Ovviamente nel caso di un partito guidato da Pier Luigi Bersani la premiership non potrebbe coincidere con la leadership. Innanzitutto ci vorrebbe una vasta coalizione di centrosinistra perché una forza politica siffatta non potrebbe mai e poi mai aspirare a essere il partito a vocazione maggioritaria di veltroniana memoria. Il candidato premier, quindi, non potrebbe essere Bersani. Chi allora? Al Pd raccontano che Massimo D’Alema si starebbe occupando anche di questo problema. Per lui l’obiettivo più alto sarebbe quello di allearsi anche con l’Udc, offrendo il posto di candidato premier alle prossime elezioni a Pier Ferdinando Casini. Ma l’ex ministro degli Esteri è uomo intelligente e politico navigato quindi non se la sente di escludere che il leader centrista potrebbe preferire tornare sui passi stringendo un nuovo patto, su rapporti di forza diversi da quelli di prima, con Silvio Berlusconi. In questo caso bisognerebbe cercare un centrista in casa. E chi meglio di Enrico Letta? E’ giovane, è cattolico, è moderato: darebbe alla coalizione un volto che non spaventerebbe certi ceti che magari di fronte a un Bersani, a un Vendola o a un Ferrero potrebbero avere dei problemi.
Addio politica addio. Walter Veltroni ha fatto capire che lui non vuole avere più niente a che fare con la politica attiva. Tant’è vero che ha finito di scrivere un nuovo libro e sta già buttando giù il prossimo. Ma, chissà perché, nel Partito democratico sono in molti a non credere che Veltroni in realtà non intenda lasciare uno zampino nella politica. Non si sa mai alle prossime elezioni avvenisse il miracolo e il centrosinistra vincesse, allora per l’ex segretario potrebbe esserci un ruolo istituzionale…