Dai No-gelato ai No-fumo, ecco la carica dei sindaci liberticidi

“Ora mi aspetto idee creative sulla sicurezza da parte dei sindaci”, dichiarò nel 2008 l’allora ministro degli Interni Roberto Maroni quando presentò il pacchetto sicurezza, che ampliava i poteri dei primi cittadini. E i sindaci hanno preso alla lettera l’invito di Maroni con ordinanze a dir poco bizzarre. Quello di Saluggia, in provincia di Vercelli, ha proibito il tradizionale lancio del riso durante le cerimonie nuziali per non snaturare “il fine nutrizionale del prodotto”. Al suo posto, “per le esternazioni di augurio nei confronti degli sposi”, il sindaco invita a praticare “il getto di petali di rosa”.
21 AGO 20
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“Ora mi aspetto idee creative sulla sicurezza da parte dei sindaci”, dichiarò nel 2008 l’allora ministro degli Interni Roberto Maroni quando presentò il pacchetto sicurezza, che ampliava i poteri dei primi cittadini. E i sindaci hanno preso alla lettera l’invito di Maroni con ordinanze a dir poco bizzarre. Quello di Saluggia, in provincia di Vercelli, ha proibito il tradizionale lancio del riso durante le cerimonie nuziali per non snaturare “il fine nutrizionale del prodotto”. Al suo posto, “per le esternazioni di augurio nei confronti degli sposi”, il sindaco invita a praticare “il getto di petali di rosa”. A Venezia è stato vietato il trasporto di mercanzia in grandi sacchi, a Milano ed Aosta è vietato dar da mangiare ai piccioni, a Rapallo il divieto si estende anche alle aree private. A Sanremo è vietato installare antenne paraboliche sui balconi e sedersi sulle scale e tuffarsi dagli scogli. A Capri è proibito usare zoccoli di legno e girare a torso nudo. A Bari il sindaco uscente Michele Emiliano ha sancito il divieto di sostare in piazza “in gruppo superiore a cinque persone, con atteggiamento di sfida, presidio o di vedetta”.
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Sono alcuni dei tantissimi provvedimenti raccolti da Lucia Quaglino in un e-book in uscita per Ibl Libri, intitolato “D’amore, di morte e di altri divieti”, che racconta lo strano rapporto tra le ordinanze dei sindaci e la libertà individuale. La crescente richiesta di sicurezza da parte dei cittadini ha spinto spesso i Comuni a intervenire su aspetti molto privati come la libertà di riunione, i comportamenti individuali e alimentari. Gli ambiti in cui i sindaci sono più attivi sono quelli della vendita e consumo di bevande e alimenti (celebre l’ordinanza di Giuliano Pisapia che a Milano vietava il gelato in strada dopo la mezzanotte o le numerose norme anti-kebab dei sindaci leghisti), poi vandalismo, accattonaggio, schiamazzi e prostituzione. In quest’ultimo caso multe pesantissime per chi contratta con “soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che, per atteggiamento, abbigliamento o modalità comportamentali manifestino comunque l’intenzione di esercitare tale attività”. Una multa all’apparenza o alle intenzioni. 
In crescita sono le ordinanze salutiste che proibiscono il fumo un po’ dappertutto, nelle zone pubbliche, nei parchi, nelle spiagge, negli impianti sportivi e in manifestazioni all’aperto. L’ispirazione comune è il paternalismo - l’intervento contro la volontà degli individui per il loro bene - che rassicura gli elettori e rende popolari i “sindaci-sceriffo”, ma il bilancio rispetto agli effetti è spesso fallimentare: secondo Lucia Quaglino, le ordinanze sono in gran parte inefficaci, discriminatorie, moralistiche, distorsive e invasive. E hanno costi di attuazione e supervisione spesso elevati.
“Normare su cose che non hanno bisogno di essere normate produce solo danni – dice al Foglio.it Stefano Moroni, docente di Etica e diritto urbanistico al Politecnico di Milano ed autore de “La città responsabile” (edito da Carocci)- La creatività non dovrebbe essere dei sindaci, ma dei cittadini, delle associazioni, del mercato”. Di cosa dovrebbero occuparsi gli amministratori? “C’è bisogno di norme astratte, generali e stabili, non di interventi specifici che impongono un’idea di come si dovrebbe vivere”. Il problema però è che queste richieste rispondono a domande concrete della società e sono spesso approvate dalla maggioranza dei cittadini, ma “è un bisogno di sicurezza male espresso che si manifesta contro il diverso; in una prospettiva liberale si tratta di richieste che non dovremmo neppure poter fare alla politica” Inoltre, spesso “i cittadini tendono a scaricare sulle amministrazioni responsabilità che sono individuali e private, problemi culturali che non possono essere risolti con un’ordinanza”. Certe prescrizioni non colpiscono solo alcuni gruppi o individui, ma danneggiano tutta la città: “Oltre a ridurre la libertà delle persone nel perseguire la concezione del bene che preferiscono, cosa che è in sé negativa – dice Moroni – determinate regolamentazioni riducono la creatività, l’inventiva e la sperimentazione, cioè tutte quelle qualità che per secoli hanno reso le città importanti centri culturali ed economici”. Insomma, la creatività dei sindaci può ammazzare la creatività delle città.