Così la Cgil spera che i sì (anti Fiom) vincano a Pomigliano

In Cgil vige il silenzio pre elettorale. Ufficialmente, per non influenzare i cinquemila lavoratori di Pomigliano, oggi al voto su un referendum che potrebbe segnare una svolta nella storia delle relazioni sindacali. E sempre ufficialmente, la confederazione di Corso Italia è impegnata a preparare lo sciopero generale di venerdì. Leggi Pomigliano story - Leggi Fassino ci spiega perché se fosse un operaio di Pomigliano firmerebbe l’accordo - Leggi Processo alla Fiat - Leggi Rotta di classe - Leggi Modesto consiglio a Marchionne
21 AGO 20
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In Cgil vige il silenzio pre elettorale. Ufficialmente, per non influenzare i cinquemila lavoratori di Pomigliano, oggi al voto su un referendum che potrebbe segnare una svolta nella storia delle relazioni sindacali. E sempre ufficialmente, la confederazione di Corso Italia è impegnata a preparare lo sciopero generale di venerdì, contro la manovra economica del governo, nonché la manifestazione di mercoledì, assieme agli amministratori locali, sempre contro la manovra. E l’accordo sulla Fiat di Pomigliano? Ai vertici della Cgil si coglie una diffusa irritazione. Sia per come la Fiom ha gestito la trattativa fin dall’inizio (per esempio, impuntandosi sui 17 turni, anziché 18 come richiesto dalla Fiat), sia per il fatto che del referendum si parla molto sui media, più di quanto non si ricordi lo sciopero generale, soprattutto per l’eccesso di toni che le tute blu della Cgil hanno usato per commentare l’accordo, parlando apertamente di “attentato alla Costituzione’’.

A complicare ulteriormente la situazione pesa l’assenza del segretario generale: Guglielmo Epifani è da alcuni giorni a Vancouver per un congresso internazionale. Un’assenza non certo strategica, visto che l’appuntamento canadese era previsto da tempo. Tocca quindi a Susanna Camusso, da soli dieci giorni insignita delle stellette di vicesegretario generale, seguire le due partite: lo sciopero generale e il referendum di Pomigliano, con tutte le sue implicazioni. I rapporti tra la futura leader della Cgil e la Fiom sono da anni freddi, notano ambienti interni a Corso Italia. Da quando, in particolare, nei primi anni Novanta proprio Camusso, all’epoca in segreteria come responsabile del settore auto, si trovò a gestire, prima donna nella storia del sindacato, una complicata trattativa con la Fiat, allora guidata da Gianni Agnelli e Cesare Romiti. Alla fine l’intesa – dai contenuti decisamente riformisti – venne firmata; e perfino Mirafiori la approvò senza tentennamenti. Rimase di stucco, invece, l’allora segretario generale della Fiom, Claudio Sabattini, che iscrisse Camusso in una sua personalissima “lista nera’’. Assieme ad altri tre dirigenti ugualmente sospettati di eccessivo riformismo: Gaetano Sateriale, Giampiero Castano, Cesare Damiano. Tutti e tre lasciarono presto la categoria e il sindacato. Della “banda dei quattro’’ invisa all’ala sinistra della Fiom, in Cgil è oggi rimasta solo Camusso, che a dicembre sarà eletta segretario generale.

Dunque il battesimo del fuoco con la vertenza Pomigliano
sa parecchio di nemesi, per colei che vent’anni fa non aveva esitato a firmare un assai impegnativo accordo con la stessa azienda. Ma naturalmente il passato entra solo marginalmente nella vicenda odierna. Il giudizio della Cgil sui diktat di Sergio Marchionne non è molto diverso da quello della Fiom: almeno due punti, quelli relativi alla malattia e al diritto di sciopero, sono considerati inaccettabili anche a Corso Italia. Tuttavia, la ragion politica induce la confederazione a una sintesi differente: l’accordo sarà pure in parte censurabile, ma non possiamo rischiare di essere indicati come i responsabili della chiusura di Pomigliano, è la posizione di fatto della confederazione. Quindi, diciamo sì per quanto riguarda la parte su occupazione, flessibilità, produttività; e in prospettiva si cercherà di modificare i punti più negativi.

Il tempo ci sarebbe: l’intesa dovrebbe andare a regime nel 2012. In queste ore i contatti tra la confederazione e la Fiat proseguono, in parallelo con gli scioperi di Termini Imerese. Tutto si gioca sulle percentuali del voto: se i consensi saranno plebiscitari, come si spera in Cgil, la Fiom ne uscirà (forse) più disposta a trattare. Tuttavia, la confederazione ha poco spazio di manovra: al massimo può ricorrere alla moral suasion per convincere il gruppo dirigente dei metalmeccanici. Dove peraltro c’è un segretario generale, Maurizio Landini, fresco di nomina e non avvezzo alle dure trattative con Fiat, azienda con cui poco ha avuto a che fare durante la sua carriera di sindacalista.