Bombe e depistaggi
Chávez offre a Gheddafi la chance per allentare la stretta dell’occidente
Due navi americane cariche di truppe si trovano a cinquanta miglia dalle coste della Cirenaica. Il capo della Casa Bianca, Barack Obama, annuncia che gli aerei militari saranno usati per rimpatriare i profughi e lancia un messaggio poco rassicurante al leader libico, Muammar Gheddafi: basta violenze, dice Obama, il rais “se ne deva andare”. Gheddafi cerca di riprendere la parte orientale del paese, che è in mano ai ribelli da due settimane. Ieri si è combattuto a Brega e Abadiya, due centri strategici per l’industria del petrolio.
21 AGO 20

Gheddafi cerca di riprendere la parte orientale del paese, che è in mano ai ribelli da due settimane. Ieri si è combattuto a Brega e Abadiya, due centri strategici per l’industria del petrolio. Sinora gli oppositori hanno resistito agli attacchi, ma non sembrano in grado di fare molto altro. Anche per questo, nei giorni scorsi hanno domandato l’intervento militare delle potenze straniere. La risposta dell’occidente alla crisi è una: Gheddafi non è più considerato un interlocutore, quindi deve lasciare il potere. Da un lato ci sono le manovre diplomatiche, che comprendono la richiesta di esilio, il blocco dei beni del rais e l’indagine per crimini contro l’umanità aperta ieri dal Tribunale dell’Aia. Dall’altro, c’è l’ipotesi dello sbarco militare, che pare lontana ma non si può ancora escludere. Duemila marine della Quinta flotta hanno lasciato il Bahrein per prendere posizione nel Mediterraneo, le navi italiane trasportano aiuti ai civili di Bengasi e il segretario della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha ricordato ieri che l’Alleanza “prepara piani in modo prudente per ogni eventualità”, anche se non intende intervenire. In ogni caso, ammette il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, “serviranno alcune settimane” alla fine del regime.
Il rais ha la forza per tenere i ribelli sotto assedio e ora dice di essere pronto a una mediazione internazionale. Naturalmente, le prospettive avanzate dai paesi europei non sono sulla sua agenda. E’ in questo spazio che si sta inserendo un outsider come Hugo Chávez: proprio ieri, il presidente del Venezuela ha annunciato di avere una proposta per fermare i combattimenti e risolvere la crisi del Mediterraneo. Il piano rischia di aiutare Gheddafi più dei cittadini libici e somiglia a un clamoroso depistaggio, ma ha già raccolto i favori della Lega araba.
Chávez vorrebbe mandare a Tripoli un gruppo di mediatori arabi, europei e sudamericani. “Anziché pensare ai marine, alle navi da guerra e ai caccia, perché non formiamo un comitato di volenterosi in grado di aiutare la Libia? Dopotutto, loro sono nostri fratelli – ha detto il presidente venezuelano – Credo che Gheddafi sia vittima di una campagna di menzogne”. Al di là dei proclami, Libia e Venezuela hanno in comune due cose soltanto: le riserve di petrolio e la politica antiamericana. Questi due particolari hanno rafforzato l’amicizia fra i due leader: nel 2009, Chávez è stato a Tripoli per festeggiare i quarant’anni di Gheddafi al potere, ed è rimasto seduto al suo fianco durante un’imponente parata militare. Pochi mesi più tardi, il colonnello ha intitolato a Chávez un grande stadio a Bengasi, la stessa città che oggi ospita il quartier generale dei ribelli.
Non a caso, dopo le prime proteste, alcuni hanno ipotizzato che Gheddafi fosse pronto alla fuga in Venezuela. Lui ha smentito le voci con un paio di discorsi minacciosi, e ora può usare la mediazione dell’amico Chávez per prendere tempo, per ricostruire la propria immagine agli occhi del mondo arabo e proseguire la campagna militare nei confronti degli avversari. L’idea di una trattativa guidata dal presidente del Venezuela è buona per il segretario della Lega araba, Amr Moussa, che l’ha già benedetta, ma potrebbe essere sostenuta anche dalla Turchia. Il ministro degli Esteri di Ankara, Ahmet Davutoglu, ha escluso l’ipotesi di un intervento della Nato, sostenendo che c’è il grande rischio di “trasformare una crisi regionale in uno scontro di civiltà”.
La proposta di Chávez è stata respinta dai rappresentanti dei ribelli e può intralciare le operazioni umanitarie che stanno partendo proprio in queste ore. Ieri, l’Unione europea ha assegnato trenta miliardi di euro all’emergenza profughi, mentre l’Organizzazione mondiale per le migrazioni comincerà presto a evacuare i civili dal porto di Bengasi. Il Consiglio dei ministri italiano ha dato il via libera alla missione in Cirenaica, grazie alla quale sarà offerto aiuto sia alla popolazione di Bengasi sia a quella di Misurata.