Ritratti non solo pallonari dei paesi che si giocano i mondiali/13
Brasile
Ormai è oltre. Oltre la magia incantatoria di piedi che danzano su un campo di calcio. Oltre gli scrittori dal successo planetario, spesso inspiegabile. Oltre la musica che pure ha sfiorato l’anima e il samba che sempre umilia i prigionieri di un corpo balordo.
21 AGO 20

Ormai è oltre. Oltre la magia incantatoria di piedi che danzano su un campo di calcio. Oltre gli scrittori dal successo planetario, spesso inspiegabile. Oltre la musica che pure ha sfiorato l’anima e il samba che sempre umilia i prigionieri di un corpo balordo. Da quando ha messo a tacere i demoni del passato, da quando la democrazia si è fatta compiuta, solida, sintesi riuscita di etnie che secondo i gesuiti sbarcati nel XVI secolo parlavano più di mille idiomi e oggi ancora si parlano venti lingue, il Brasile ha trovato un’identità forte e il posto che gli spetta fra i grandi paesi. In quattro anni ha raddrizzato la curva demografica, fatto crescere redditi e consumi, iniziato a combattere la povertà con la “bolsa familia”, progetto di welfare considerato un modello del genere. Ha scommesso sul petrolio, sulle energie alternative, sull’industria agro-alimentare, sulle tecnologie, sulla ricerca: è il punto di riferimento del Mercosur e del continente. Lula è il leader che ha saputo accompagnare e in parte anticipare il movimento. Governa da sette anni, non sarà più al potere nel 2014, quando il Brasile ospiterà di nuovo i Mondiali di calcio. La prima volta passò alla storia come il “disastro del Maracanà”: nel catino più grande e pazzesco del mondo, Schiaffino e Chiggia segnarono due gol portando l’Uruguay al titolo. Fu quello giorno di lutto nazionale, molti si suicidarono, i colori della maglia cambiati nel verde-oro della bandiera. Già accendono ceri perché tra quattro anni le cose vadano nel vero giusto.