Bersani e le primarie. Che cosa ha detto oggi il segretario del Pd

"Credo che al prossimo congresso debba girare la ruota". Così il leader del Pd Pierluigi Bersani a margine della visita al nuovo campus universitario di Torino ha risposto a chi gli chiedeva se intenda candidarsi segretario al prossimo congresso. "Io fino al prossimo congresso faccio il segretario del Pd in ogni caso". Lo ha detto Pierluigi Bersani al forum de Lastampa.it. "Le primarie le ho fatte per la ditta, sono per scegliere il candidato premier, non servono a far bilance o bilancini".
21 AGO 20
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"Credo che al prossimo congresso debba girare la ruota". Così il leader del Pd Pierluigi Bersani a margine della visita al nuovo campus universitario di Torino ha risposto a chi gli chiedeva se intenda candidarsi segretario al prossimo congresso. "Io fino al prossimo congresso faccio il segretario del Pd in ogni caso". Lo ha detto Pierluigi Bersani al forum de Lastampa.it. "Le primarie le ho fatte per la ditta, sono per scegliere il candidato premier, non servono a far bilance o bilancini – ha risposto Bersani alla domanda sulla possibilità di arruolare Renzi al governo in caso di sua sconfitta – il congresso del Pd è l'anno prossimo. Non parto dal presupposto che dobbiamo aggiustare le cose il giorno dopo. Detto questo che non ho remore a pensare che chi vota Renzi o Renzi possa aiutare il Paese". "Abbiamo un sacco di sindaci, che sono enormi risorse, certamente Renzi e tanti altri amministratori. Volete mica fare adesso il giochino del Governo? Sia io che Renzi abbiamo detto le cose chiare e credo le pensi anche Vendola: le primarie non si fanno per fare i bilancini. Le primarie servono per scegliere il candidato progressista".
"Io adesso sono segretario fino al prossimo congresso" ha spiegato Bersani. Poi ha precisato "le primarie sono fatte da tutti i progressisti, non solo dal Pd, per scegliere il candidato dei progressisti alla guida del Paese. Dopodiché invece il congresso del Pd, che è in forme apertissime, ci sarà l'anno prossimo e io intendo comunque finire lì".
Poco prima, a Palermo, Matteo Renzi aveva detto che "il 25 novembre gli italiani saranno di fronte a una scelta: si fronteggiano due diverse idee di futuro, quella dell'usato-sicuro che propone Bersani che vuole andare avanti senza scossoni, e quella nostra del cambiamento radicale che implica rischi e azzardi'. Ma non possiamo lasciare il paese a chi è stato sulla scena politica negli ultimi 20 anni. Chi ha governato fino a oggi non ci può fare uscire dalla crisi, l'Italia del domani non può essere nelle mani di un tecnocrate o di un fondo estero''.
“Bersani deve decidere se vuole costruire un programma solo per guadagnare il governo e non per realizzare un cambiamento, per riformare i diritti civili, ridare centralità all’economia reale, tagliare gli artigli agli speculatori” lo ha affermato Nichi Vendola parlando delle possibili alleanze che il Pd potrebbe stipulare. “Se Bersani vuole un programma mediocre, lo faccia con Casini – ha ribadito Vendola – se vuole un programma di cambiamento deve farlo con Vendola”. “Non ho pregiudizi su Casini – ha aggiunto il leader di Sel - , ma giudizi sulla politica da lui fatta negli ultimi anni”. “Bersani vorrebbe uscire con tutti e due, ma entrambe vorrebbero l’esclusiva”, ha poi aggiunto. “La mia linea è semplice: non promettere cose di sinistra per fare cose di destra una volta al governo. Bisogna dare una risposta di cambiamento radicale", ha spiegato il leader di Sel che poi ha detto: "L'agenda Monti va stracciata e capovolta, mettiamo in archivio questa parentesi del governo Monti"
Anche Massimo D'Alema oggi ha parlato del futuro del Partito democratico: "Il problema non è con Monti o contro Monti", ha detto commentando le parole di Nichi Vendola che ha parlato di un'ambiguità di posizione di Bersani e Renzi rispetto al programma dell'attuale governo. Il problema "è che noi abbiamo voluto Monti e questo – ha aggiunto – ha salvato il Paese dal disastro in cui lo aveva portato Berlusconi, però vogliamo andare oltre l'esperienza di questo Governo, per questo ci candidiamo a governare il Paese". "Monti dirige un governo d'emergenza – ha proseguito D'Alema – oltre l'emergenza bisogna costruire una prospettiva per il Paese. Certamente occorre qualcosa di più rispetto all'azione di questo governo: occorre più giustizia sociale, più attenzione al lavoro".