Bentornato partito di massa e bentornato cattolicesimo politico (alla Renzi)

Il trionfo elettorale del Partito democratico, e di Renzi in particolare, ripristina una stabilità politica smarrita durante tutti gli ultimi venti anni. Il quaranta per cento e più di consensi fa, oggi, del Pd,  l’asse centrale di un sistema politico slabbrato, spesso sciatto nei comportamenti e fuori da ogni cultura politica europea. Non a caso, tra le tante anomalie vissute in questi anni, c’era anche quella per la quale mentre in tutte le democrazie parlamentari europee si votavano i partiti, da noi si votavano le coalizioni. di Paolo Cirino Pomicino Leggi anche i commenti Armeni, Buttafuoco, Mancina e Marcenaro
21 AGO 20
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Il trionfo elettorale del Partito democratico, e di Renzi in particolare, ripristina una stabilità politica smarrita durante tutti gli ultimi venti anni. Il quaranta per cento e più di consensi fa, oggi, del Pd, l’asse centrale di un sistema politico slabbrato, spesso sciatto nei comportamenti e fuori da ogni cultura politica europea. Non a caso, tra le tante anomalie vissute in questi anni, c’era anche quella per la quale mentre in tutte le democrazie parlamentari europee si votavano i partiti, da noi si votavano le coalizioni. E il motivo era solo uno, l’assenza di un grande partito di massa capace di dare stabilità al sistema come l’aveva data la Democrazia cristiana e in parte anche il Pci durante tutta la Prima repubblica. I risultati di Berlusconi e di Veltroni alle politiche del 2008 (38 e 33 per cento), infatti, erano il frutto di liste elettorali composite (Veltroni più Di Pietro e Berlusconi-Fini-Casini) e non di un unico partito come avveniva in tutta Europa. E nello spazio di un biennio quelle liste si frantumarono e tutti riscesero al di sotto del trenta per cento. Oggi è tornato un partito di massa e il suo ritorno è legato al talento elettorale di Renzi e all’ingresso massiccio nel Pd di molti esponenti democristiani, a cominciare da Guerini e Delrio e giù giù in tutte le circoscrizioni elettorali. Lo stesso Renzi è figlio di quel cattolicesimo politico che si rifà a Giorgio La Pira, a Lazzati e a don Mazzolari e configura quasi una catarsi storica con il sapore della vendetta contro quel filone comunista che scelse vent’anni fa l’opzione giudiziaria per la conquista del potere e, non volendo in Italia diventare socialista, ha finito col mettersi nelle mani di giovani cattolici che con la cultura socialista classica hanno davvero poco a che fare. Ma le sfide del terzo millennio, dal contrasto al vorace capitalismo finanziario che impoverisce masse crescenti al ripristino di una sana economia di mercato, appartengono alla cultura del cattolicesimo politico, che da sempre ha individuato nella finanza e nei suoi profitti irragionevoli, con tutto il loro bagaglio di devastanti disuguaglianze, il vero nemico da battere.
[**Video_box_2**]Onore al merito, dunque, a Renzi e al Pd che hanno incarnato la speranza del paese. A essi l’onere di saper guidare da statisti l’Italia nel suo nuovo viaggio tutelando a un tempo sviluppo e democrazia, rivisitando con spirito critico le riforme costituzionali e la legge elettorale in discussione alle Camere.
di Paolo Cirino Pomicino
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