Anche i castelli piangano. Dubbi sulla custodia di Mantovani
21 AGO 20

Al direttore - A quanto pare Renzi si accinge a escludere i castelli e le case di lusso dalla cancellazione dell’Imu e della Tasi per la prima casa. Se questo sarà il caso si deve sperare non solo che nel provvedimento non figurino questi termini fiabeschi, ma che si evitino anche le macchinose e costose procedure che l’individuazione di quelle categorie comporterebbe e le contestazioni cui i provvedimenti inevitabilmente darebbero luogo, e che ci si limiti a stabilire un tetto massimo al valore che può essere attribuito a una prima casa o allo sgravio fiscale che può derivarne.
La portata finanziaria del provvedimento è praticamente nulla, lo stesso non può dirsi del suo valore simbolico, che evoca un inconfondibile sapore arcaico e rappresenta una concessione a quella parte della cultura della sinistra della quale Renzi si era finora abbastanza efficacemente impegnato a sbarazzarsi. Ciò che si legge in filigrana è che, quando superi un certo livello o assuma forme vistose, la ricchezza perde di legittimità e va considerata, se non del tutto illecita, quantomeno octroyée, e cioè qualcosa che è stato generosamente concesso e che può essere in ogni momento revocato dall’autorità.
Eugenio Somaini
La portata finanziaria del provvedimento è praticamente nulla, lo stesso non può dirsi del suo valore simbolico, che evoca un inconfondibile sapore arcaico e rappresenta una concessione a quella parte della cultura della sinistra della quale Renzi si era finora abbastanza efficacemente impegnato a sbarazzarsi. Ciò che si legge in filigrana è che, quando superi un certo livello o assuma forme vistose, la ricchezza perde di legittimità e va considerata, se non del tutto illecita, quantomeno octroyée, e cioè qualcosa che è stato generosamente concesso e che può essere in ogni momento revocato dall’autorità.
Eugenio Somaini
Sintetizzerei così la risposta alla sua lettera: anche i castelli piangano. Già sentito, no?
Al direttore - A leggere gli ultimi avvitamenti più o meno pikettisti della sinistra dem, sembrerebbe che persino Gregor Gysi, già leader della Sed della Ddr e poi rinato leader della Linke tedesca, sia su posizioni più avanzate di Bersani e amici. Voi che ne pensate?
Manlio Conte
Manlio Conte
Renzi è abilissimo a scegliersi i nemici. E l’idea di trasformare la minoranza del Pd nel grande nemico del governo, persino più di Salvini e di Grillo, è una mossa che potrebbe persino portare più consenso a Renzi – e non solo consenso parlamentare.
Al direttore - Con un’ordinanza di cinque pagine il gip Stefania Pepe decide di far restare in carcere l’ex assessore alla Salute ed ex vicepresidente della Lombardia Mario Mantovani, ma non dedica nemmeno mezza riga a quella che era stata l’obiezione più forte della difesa: richiesta di arresto datata settembre 2014 accolta a ottobre 2015 dal giudice delle indagini preliminari. Mantovani è accusato tra l’altro di concussione e corruzione aggravata. Il contesto, al di là di ogni considerazione, non è bello (eufemismo) per l’indagato che allo stesso tempo era assessore alla Salute e imprenditore nel settore delle cliniche per anziani. Ma qui non si discute del merito. E’ un problema di esigenze cautelari e soprattutto della loro attualità. Tutti comprendono che c’è differenza tra il settembre del 2014 quando l’allora procuratore aggiunto Alfredo Robledo inoltrò la richiesta al settimo piano e l’ottobre 2015 quando la misura è stata eseguita. Se allora si poteva senz’altro parlare di attualità, adesso è molto più difficile. E va ricordato che in un’altra inchiesta, un altro gip ha disposto arresti per tangenti poche settimane fa decidendo su una richiesta dei pm datata addirittura 2013. C’è qualcosa che non funziona come dovrebbe, ma a quanto pare tutti quelli che dovrebbero intervenire quantomeno per capire cosa accade fanno finta di niente, dal Csm al ministro con poteri ispettivi. Impossibile sapere perché il gip abbia scelto di non fornire spiegazioni all’obiezione della difesa sul punto. Magari il giudice si sarà sentito leggermente imbarazzato dal momento che non poteva che essere consapevole dell’anomalia: un anno e un mese per decidere sugli arresti di Mantovani e dei suoi coindagati. Il silenzio sul punto non risolve di certo, anzi finisce per aggravare la situazione. Insomma, dopo il conflitto di interessi di Mantovani c’è pure il conflitto di interessi del gip che si autoassolve. Per l’amministrazione della giustizia non è una vicenda di cui andare fieri (eufemismo 2).
Frank Cimini
Frank Cimini