Almeno non abbiamo un tecnocrate. L’unica gioia degli spagnoli è il voto

Lady Spread e gli indignados stanno facendo a pezzi Mariano Rajoy, leader dei popolari spagnoli, ancor prima che diventi premier – secondo i sondaggi, non ci sono dubbi sull’esito del voto di domani – e lui dichiara: “Spero che tutto questo si fermi e che i mercati si rendano conto che ci sono le elezioni e che chi le vince deve avere un minimo margine, che deve essere di più di mezz’ora”.
21 AGO 20
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Lady Spread e gli indignados stanno facendo a pezzi Mariano Rajoy, leader dei popolari spagnoli, ancor prima che diventi premier – secondo i sondaggi, non ci sono dubbi sull’esito del voto di domani – e lui dichiara: “Spero che tutto questo si fermi e che i mercati si rendano conto che ci sono le elezioni e che chi le vince deve avere un minimo margine, che deve essere di più di mezz’ora”. I giornali internazionali dicono la stessa cosa: Rajoy deve muoversi, non c’è tempo. Lo spread tra i titoli tedeschi e quelli spagnoli è volato oltre i 500 punti, superando i record negativi italiani, e l’Europa ha detto a Madrid che deve cercare di aiutarsi da sola, perché gli aiuti da parte di Bruxelles si faranno attendere (e saranno a caro prezzo). Gli indignados che si erano dispersi oggi vogliono manifestare, nonostante i divieti, dicono di non andare a votare perché tanto non serve a nulla – se proprio si deve votare, “non fatelo per i grandi partiti”, dicono i leader del movimento – e protestano contro i tagli che “uccidono il loro futuro” (la disoccupazione giovanile spagnola è oltre il 40 per cento). Insegnanti e studenti hanno organizzato cortei giovedì notte in molte città della Spagna: “Non abbiamo bisogno di un nuovo governo, abbiamo bisogno di un nuovo modello”, dicevano.
Gli spagnoli aspettano quel che già sanno e si rallegrano soltanto di una cosa: almeno hanno la possibilità di votare, di sanzionare il governo che c’è stato e di darsi un’alternativa. Sui giornali e nei blog si è discusso molto intorno alla diade politica-tecnocrazia, affrontata anche da una dei big dei popolari, la presidentessa della regione di Madrid Esperanza Aguirre, che ha definito “deplorevole per la democrazia” che in Europa siano primi ministri “due tecnocrati che nessuno ha eletto, Monti in Italia e Papademos in Grecia”. Tra gli analisti c’è chi tira un respiro di sollievo, come l’economista Pilar García de la Granja, che nel suo blog El balance scrive: “Zapatero ha anticipato le elezioni e ciò ci ha risparmiato un Solbes qualunque nel periodo di transizione” (il riferimento è a Pedro Solbes, l’ex commissario europeo che è stato ministro dell’Economia di Zapatero fino al 2009).
C’è chi apprezza la scelta, come Valentì Puig che sulla Vanguardia dice che “l’alternativa alla cattiva politica non sia la gestione tecnocratica, ma la buona politica”. C’è chi, come Primo Gonzáles sul quotidiano online Estrella Digital, teme che la tecnocrazia uscita dalla porta rientri dalla finestra: “Avremo un nuovo governo, forse a maggioranza assoluta. In quel caso, il ‘tecnocrate’ incaricato di somministrare le medicine sarà Rajoy”. Il giurista Miquel Roca i Junyent, che è stato per molti anni un leader del partito catalanista Convergència i unió, in uno dei suoi interventi sulla Vanguardia ha scritto che “sarebbe vergognoso credere che per raggiungere accordi si debbano chiamare, anche qui, i tecnocrati”. Più dubbioso è Carlos E. Cué che sul País ricorda come né Rajoy né il candidato socialista Alfredo Pérez Rubalcaba abbiano grandi competenze economiche e nemmeno le loro numero due, Soraya Sáenz de Santamaría per il Pp ed Elena Valenciano per il Psoe: “In tempi di economia e di tecnocrati in Europa, i politici puri paiono aver sepolto in Spagna chi ha un profilo economico”.
Come sarà la squadra di Rajoy? Non si sa quasi nulla. La curiosità riguarda soprattutto il ministro dell’Economia: è ignoto il suo nome ed è ignota la sua appartenenza e cioè se sarà un politico (come il responsabile economico del Pp, Cristóbal Montoro), un ibrido a prevalenza politica (l’ex leader dei popolari catalani Josep Piqué), un ibrido a prevalenza tecnica (Rodrigo de Rato, presidente di Bankia ed ex capo del Fmi) o un tecnico puro (Jaime Caruana, ex governatore del Banco de España ed ex consigliere del Fmi; José Manuel González-Páramo, che è nel Comitato esecutivo della Bce; Luis de Guindos, ex segretario di stato per l’Economia di Aznar). Dalla scelta di questo nome, e di quello del ministro degli Esteri, si capirà meglio l’interlocuzione della Spagna con l’Europa, il mondo e i mercati.