Al bar con il ricercato dal Pentagono

“In soli diciotto mesi di governo, Obama ha arrestato e ha avviato più procedimenti contro gli informatori – le fonti anonime che passano alla stampa informazioni classificate – di Bush in tutti i suoi otto anni”, dice al Foglio Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks è ricercatissimo dal Pentagono, perché sarebbe in possesso di 260 mila “diplomatic cables” del dipartimento di stato.
21 AGO 20
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“In soli diciotto mesi di governo, Obama ha arrestato e ha avviato più procedimenti contro gli informatori – le fonti anonime che passano alla stampa informazioni classificate – di Bush in tutti i suoi otto anni”, dice al Foglio Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks è ricercatissimo dal Pentagono, perché sarebbe in possesso di 260 mila “diplomatic cables” del dipartimento di stato e perché, cadenzando i suoi filmati con arte comunicativa impeccabile, sta monopolizzando l’opinione pubblica in chiave antiamericana. Assange ammette di avere “messaggi criptati” – Wikileaks ne ha appena pubblicato uno sull’Islanda – ma smentisce mollemente i 260 mila “diplomatic cables” che potrebbero compromettere gli interessi di sicurezza nazionale e che mettono in allarme tutta Washington. Giudica invece credibili le voci che lo danno nel mirino del Pentagono, ed è per questo che da tempo non ha una dimora fissa.

Bradley Manning, un ventiduenne analista dell’intelligence
che in chat si era vantato di aver trasmesso un video a Wikileaks, è stato arrestato a inizio giugno a Baghdad. “I miei avvocati dicono che non è mio interesse andare negli Stati Uniti in questo momento”, spiega Assange. Alcuni amici – come la deputata islandese Birgitta Jonsdottir, che è riuscita a far approvare una legge per trasformare l’Islanda in un “paradiso” della libertà su Internet – lo davano in clandestinità. Assange è ricomparso lunedì a Bruxelles per un convegno su censura e libertà di espressione. Quasi a voler minacciare il Pentagono, dice: “Non è nell’interesse di nessuno interferire nella nostra organizzazione o nei miei affari”.

Il fondatore del sito delle “fughe di notizie”, che ha acquisito fama globale dopo la pubblicazione di un filmato sull’attacco di un elicottero americano contro civili e giornalisti a Baghdad, sta per rilasciare un nuovo video: un bombardamento in Afghanistan. “Abbiamo documenti e immagini. Li pubblicheremo presto”, forse già dalla prossima settimana, annuncia Assange al Foglio, sorseggiando un bicchiere di spumante francese nei corridoi dell’Europarlamento. Capelli da albino, maglione islandese, racconta alcuni dettagli delle immagini segrete: “Un bombardamento nella provincia di Farah nel 2009. Bombe molto potenti. Per la maggior parte le vittime sono bambini”. Nel giugno dello stesso anno, dopo un’inchiesta sul bombardamento di Garani, i militari americani dichiararono che almeno 78 combattenti talebani e circa 26 civili erano stati uccisi, anche “se nessuno può determinare con certezza il numero delle vittime civili”. Per Assange, “i morti potrebbero essere molti di più”. Questa volta pubblicherà i documenti prima del video, “per evitare che siano eclissati dalle immagini”, distogliendo l’attenzione “sulla legalità o meno di quella azione”.

Il video di Baghdad, all’origine dell’arresto di Manning, ha trasformato Wikileaks in una “multinazionale” dell’informazione, spiega Assange. Dalla pubblicazione in aprile, “le donazioni hanno avuto una crescita fenomenale: donatori privati. Non ci sono finanziamenti istituzionali per preservare la nostra indipendenza e libertà”. Dopo aver vissuto con 600 mila dollari l’anno – “gran parte spese legali” e infrastrutture telematiche – ora Wikileaks vuole “ampliare gli sforzi” inviando giornalisti sul posto: “Siamo stati attaccati massicciamente da computer cinesi quando abbiamo pubblicato foto dei massacri in Tibet”. Nato in Australia, Assange è ossessionato dall’antiamericanismo: “La Cina è forse più totalitaria. Ma gli Stati Uniti hanno interferito militarmente in altri paesi. Hanno un budget di intelligence militare più grande di quello di tutto il resto del mondo, 700 basi all’estero, nel contesto di due guerre molto controverse. Tutto questo produce dissenso interno. Ci sono brave persone nell’esercito e nell’intelligence, alle quali non piace come vanno le cose. Il settore è troppo grande per essere controllato, e loro ci danno materiale politicamente importante”.

Assange non è “sorpreso” dalla censura di Obama contro chi passa informazioni riservate: sotto il presidente che prometteva trasparenza, “il potente settore della sicurezza si è fuso con la burocrazia”. Se con Bush nessun funzionario è stato condannato per aver rivelato segreti alla stampa, Obama ha fatto della repressione dei “leak” non autorizzati una priorità: negli ultimi mesi, oltre a Manning, sono stati arrestati un agente della National Security Agency e un traduttore dell’Fbi.