Ahi Cristina, l’espropriazione petrolifera!
La Ypf, società petrolifera argentina che il governo Menem nel 1999 aveva venduto alla spagnola Repsol in cambio di 15,169 miliardi di dollari, è stata di nuovo nazionalizzata. E ora il rischio è anche per le imprese italiane. Da mesi il governo di Buenos Aires accusava la Ypf di non reinvestire abbastanza, e ben sei province avevano tolto le concessioni, riducendone la capacità del 12 per cento. Da ultimo si era scatenata una ridda di indiscrezioni che aveva depresso il titolo della Repsol.
21 AGO 20

La Ypf, società petrolifera argentina che il governo Menem nel 1999 aveva venduto alla spagnola Repsol in cambio di 15,169 miliardi di dollari, è stata di nuovo nazionalizzata. E ora il rischio è anche per le imprese italiane. Da mesi il governo di Buenos Aires accusava la Ypf di non reinvestire abbastanza, e ben sei province avevano tolto le concessioni, riducendone la capacità del 12 per cento. Da ultimo si era scatenata una ridda di indiscrezioni che aveva depresso il titolo della Repsol. Infine venerdì, di fronte alla voce che l’espropriazione era imminente, il ministro degli Esteri José Manuel García-Margallo aveva convocato l’ambasciatore argentino a Madrid Carlo Antonio Bettini, avvertendolo: “Qualunque aggressione contro Repsol, violando i principi della sicurezza giuridica, sarà considerata come un’aggressione contro il governo spagnolo, che prenderà le misure che considererà opportune”. Anche Barroso aveva chiamato Cristina Kirchner, mentre il portavoce dell’esecutivo comunitario Olivier Bailly aveva ricordato a Buenos Aires che l’Europa “sta a fianco della Spagna”. Così, nel fine settimana il ministro dell’Industria Soria aveva rassicurato, sostenendo che la situazione si era “calmata”. Ma la stampa spagnola osservava come l’Unione europea dietro all’apparente fermezza aveva fatto capire di non disporre in realtà di alcun strumento di pressione reale. E che, insomma, contando sull’Europa per proteggere l’Ypf forse la Spagna avrebbe fatto la fine dell’Italia quando ha chiesto l’appoggio dell’Europa sui marò detenuti in India.
Di ritorno da un vertice delle Americhe a Cartagena da cui se ne era andata via prima perché frustrata nella richiesta di un appoggio sulle Falkland, Cristina ha colpito subito, nel modo più devastante. Attorno alle 17,30 italiane di ieri, tarda mattinata argentina, ha annunciato che la produzione di idrocarburi sarebbe stata considerata interesse pubblico, e che il 51 per cento delle azioni passavano allo stato (una quota poi redistribuita al 49 per cento alle province). Nessuna indicazione sul risarcimento della società che rappresentava metà della produzione e delle riserve della Repsol e un terzo delle entrate. Non è detto che la cattiva notizia sia soltanto per gli spagnoli. Anche sulle partecipazioni argentine che contribuiscono largamente agli attivi di società italiane come Telecom e Enel circolano indiscrezioni: il governo di Buenos Aires vorrebbe costringerle a reinvestire gli utili nel paese. Anche qui, un preannuncio di espropriazione?
Di ritorno da un vertice delle Americhe a Cartagena da cui se ne era andata via prima perché frustrata nella richiesta di un appoggio sulle Falkland, Cristina ha colpito subito, nel modo più devastante. Attorno alle 17,30 italiane di ieri, tarda mattinata argentina, ha annunciato che la produzione di idrocarburi sarebbe stata considerata interesse pubblico, e che il 51 per cento delle azioni passavano allo stato (una quota poi redistribuita al 49 per cento alle province). Nessuna indicazione sul risarcimento della società che rappresentava metà della produzione e delle riserve della Repsol e un terzo delle entrate. Non è detto che la cattiva notizia sia soltanto per gli spagnoli. Anche sulle partecipazioni argentine che contribuiscono largamente agli attivi di società italiane come Telecom e Enel circolano indiscrezioni: il governo di Buenos Aires vorrebbe costringerle a reinvestire gli utili nel paese. Anche qui, un preannuncio di espropriazione?