Sorpresa, l’Italia è omofila

In ottanta paesi del mondo l’omosessualità è considerata un crimine e in sette è punita con la pena di morte (stati islamici come Mauritania, Yemen, Sudan, Arabia Saudita, Iran e alcune regioni della Nigeria e della Somalia). In occidente invece si sta benissimo. Lo dice un rapporto del Pew Forum, il massimo istituto di demografia e indagini culturali al mondo, con sede negli Stati Uniti. L’Italia, questo paese retrogrado, cattolico e bigotto secondo lo stereotipo progressista più in voga oggi, è fra i più illuminati al mondo nell’accettazione dell’omosessualità. Siamo addirittura all’ottavo posto.
20 AGO 20
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In ottanta paesi del mondo l’omosessualità è considerata un crimine e in sette è punita con la pena di morte (stati islamici come Mauritania, Yemen, Sudan, Arabia Saudita, Iran e alcune regioni della Nigeria e della Somalia). In occidente invece si sta benissimo. Lo dice un rapporto del Pew Forum, il massimo istituto di demografia e indagini culturali al mondo, con sede negli Stati Uniti. L’Italia, questo paese retrogrado, cattolico e bigotto secondo lo stereotipo progressista più in voga oggi, è fra i più illuminati al mondo nell’accettazione dell’omosessualità. Siamo addirittura all’ottavo posto. Il dato è contenuto nel rapporto intitolato “Where Homosexuality Is Most Accepted”. Un rapporto che dice molte cose.
La prima è che le nozze gay non sono neppure un indice di molta o di scarsa accettazione dell’omosessualità. Ovvero il positivismo legalistico, la rivoluzione gay friendly a colpi di sentenze e risoluzioni parlamentari non aumentano il grado di coesione sociale di un paese. Il report dice altro, infatti. Dice ad esempio che l’Italia si piazza al quarto posto mondiale – dietro Corea del sud, Stati Uniti e Canada – tra i paesi che hanno fatto i più grandi passi avanti nell’accettazione dell’omosessualità dal 2007 al 2013.
Appurato allora, con tanto di certificazione di esperti americani laici e indipendenti, che l’Italia non è affatto intollerante nei confronti degli omosessuali, sorge un dubbio: a cosa serve una legge che punisca “l’omofobia” allo studio in parlamento? Perché i militanti dell’Arcigay o i commentatori della Repubblica continuano a dire che è urgente l’approvazione di una legge che contrasti “la violenza e l’odio antigay”? Non è che questa legge allo studio servirà piuttosto a imprigionare la libertà d’espressione in una cappa di conformismo odioso e benpensante? E anche a giudicare dalla mappa del Pew Forum, con i paesi tolleranti segnati di scuro e i regimi veramente omofobi marcati di bianco, forse sarebbe meglio per i nostri paladini dei diritti umani e civili dedicarsi a salvare gli omosessuali dalle satrapie della sharia, dove ai “sodomiti” è riservata la forca.