Simboli, isole e penisole

La parata fluviale imponente e festosa, mille barche dal mondo per la monarchia britannica che è regina del mare, i colori di tutte le associazioni del regno, i gadget e le Union Jack, l’icona pop della Royal Family in cappellini e alte uniformi. Lo spettacolo bizzarro e un po’ kitsch di Londra. Il premier David Cameron ha dichiarato, con la certezza di chi dice il vero: “Senza la monarchia la Gran Bretagna perderebbe in stabilità”.
20 AGO 20
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La parata fluviale imponente e festosa, mille barche dal mondo per la monarchia britannica che è regina del mare, i colori di tutte le associazioni del regno, i gadget e le Union Jack, l’icona pop della Royal Family in cappellini e alte uniformi. Lo spettacolo bizzarro e un po’ kitsch di Londra. Il premier David Cameron ha dichiarato, con la certezza di chi dice il vero: “Senza la monarchia la Gran Bretagna perderebbe in stabilità”. Il premier di una grande democrazia liberale sa che è dall’istituzione e dalla sua rispettabilità, fatta anche di affetto popolare e di regola formale, che la democrazia e la politica ricevono legittimazione. Sono il prestigio e l’indipendenza dell’istituzione a rendere forte e libera l’opinione pubblica. Non viceversa, come malamente si crede da noi.
Sta qui, prima ancora che nello stile e nel calore dell’adesione, la differenza tra il luccicante giubileo di diamante di Elisabetta e il pessimo 2 giugno di polemiche triviali, simboli sviliti e insultanti assenze pubbliche che abbiamo vissuto. Al netto del disperato tentativo del presidente della Repubblica di far percepire il valore dell’istituzione e dei suoi simboli a un’Italia diventata sorda persino al volo delle Frecce tricolori. Credere di affidare ai sondaggi del Web la surreale decisione parata sì-parata no è un abominio, e ancor più lo è la politichetta che agli umori meschini del popolo ritiene di doversi adeguare. Due giorni d’inizio giugno hanno segnato simbolicamente sulla carta d’Europa, e come più indecorosamente per noi non si potrebbe, quanto mare ci sia tra l’orgoglio di una liberaldemocrazia insulare e compiuta e l’eterno patteggiamento con la nullità di vedute e la mancanza di stile, fino alla villania istituzionale, che nascono dalla mancanza di senso delle istituzioni, da una periclitante peninsularità.