Karlsruhe fa crollare l’ultimo alibi

Ieri la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe ha fatto tutti contenti, a cominciare dalle Borse. Ma la più felice è senza dubbio la cancelliera Angela Merkel. La scorsa settimana il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, aveva infatti vinto la sua battaglia: la Bce ha compiuto un grande passo avanti e oggi di fatto è prestatrice di ultima istanza. Ieri è stato il turno della cancelliera. Secondo alcuni osservatori è stata proprio l’entente cordiale tra loro due a segnare la svolta definitiva.
20 AGO 20
Immagine di Karlsruhe fa crollare l’ultimo alibi
Ieri la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe ha fatto tutti contenti, a cominciare dalle Borse. Ma la più felice è senza dubbio la cancelliera Angela Merkel. La scorsa settimana il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, aveva infatti vinto la sua battaglia: la Bce ha compiuto un grande passo avanti e oggi di fatto è prestatrice di ultima istanza. Ieri è stato il turno della cancelliera. Secondo alcuni osservatori è stata proprio l’entente cordiale tra loro due a segnare la svolta definitiva. La decisione sull’Esm, il meccanismo salva stati, è un capolavoro di equilibrismo giuridico, politico e diplomatico. C’è il semaforo verde, ma con molti caveat: il limite alla spesa di Berlino (190 miliardi), il giudizio sospeso sul comportamento della Bce, il rispetto della sovranità. Le otto toghe “rosse” della Consulta di Karlsruhe non sono infatti seconde a nessuno in quanto a cavilli. Ma, nella sostanza, hanno tolto di mezzo un macigno enorme sulla strada di una soluzione europea alla crisi dei debiti sovrani. La prima battaglia nella “guerra dello spread” si chiude. E adesso bisogna affrontare un’altra campagna, forse ancor più difficile, quella per il risanamento dei conti e la crescita. E qui arrivano nuovi guai.
I mercati non sono affatto convinti che la Spagna e l’Italia siano paesi solvibili. Deficit e debito sono troppo alti, la recessione è troppo forte, gli interessi ancora troppo elevati, la situazione si fa esplosiva e la politica si disintegra. La Spagna rischia di decomporsi anche sul piano istituzionale, come dimostrano le sempre più forti pulsioni autonomistiche e indipendentistiche. L’Italia può piombare ancora una volta nel pozzo dell’ingovernabilità (almeno stando ai sondaggi squadernati martedì sera da Bruno Vespa). Mentre l’ombra dell’anno elettorale che incombe rende molto più difficile per la cancelliera convincere i propri compatrioti che, di fronte a una recessione che colpisce l’intera zona euro e rischia di trascinare con sé anche la Germania, arriva il momento di allentare le redini, aumentare la domanda interna e accettare un pizzico di inflazione (che resta, d’altra parte, sotto il 3 per cento annuo). E non c’è da sperare che qualche aiuto venga dagli Stati Uniti o dalla Cina. L’Unione europea, messa di fronte a se stessa, dovrà essere in grado di fare appello alle proprie risorse. La sentenza di Karlsruhe ha tolto di mezzo anche l’ultimo alibi.