In Kuroda we trust

l governatore della Bank of Japan (BoJ), Haruhiko Kuroda, era osservato con sospetto al G20 dello scorso aprile: banchieri e ministri delle Finanze delle venti maggiori economie non sembravano convinti delle politiche monetarie iperespansive e non ortodosse che Kuroda stava preparando, quand’era da poco arrivato al vertice della Banca centrale. A tre mesi di distanza, hanno dovuto ricredersi: Kuroda partecipa al G20, che si è aperto ieri a Mosca, a testa alta e non è più un “osservato speciale”, come sottolinea il Wall Street Journal.
20 AGO 20
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Il governatore della Bank of Japan (BoJ), Haruhiko Kuroda, era osservato con sospetto al G20 dello scorso aprile: banchieri e ministri delle Finanze delle venti maggiori economie non sembravano convinti delle politiche monetarie iperespansive e non ortodosse che Kuroda stava preparando, quand’era da poco arrivato al vertice della Banca centrale. A tre mesi di distanza, hanno dovuto ricredersi: Kuroda partecipa al G20, che si è aperto ieri a Mosca, a testa alta e non è più un “osservato speciale”, come sottolinea il Wall Street Journal. Per portare il paese fuori dalla depressione la BoJ raddoppierà gli acquisti di asset al ritmo di 78 miliardi di dollari al mese; un’espansione di portata inferiore rispetto a quella della Fed (che ogni mese acquista titoli per 85 miliardi di dollari), ma che in un paese più “piccolo” degli Stati Uniti, com’è il Giappone, ha un impatto ovviamente più significativo. Gli analisti convengono nel sottolineare gli effetti positivi di questo pilastro portante della Abenomics (politica di spesa e investimenti che prende il nome del premier in carica Shinzo Abe).
La BoJ ha spinto la Borsa a livelli record e ha dato un decisivo contributo al deprezzamento dello yen, il che ha portato sollievo alle imprese esportatrici del paese. Oltre a questo, l’interventismo di Kuroda (e le promesse riformiste di Abe) sta lentamente modificando la mentalità dei cittadini giapponesi, che sono ora più disposti a spendere, dato il clima di ottimismo, e contribuiscono così a combattere una deflazione di durata decennale diventata soffocante. Inoltre Kuroda è riuscito a fare capire agli investitori la bontà dell’azioni della BoJ, come sostiene Matthew Goodman, economista del Center for Strategic and International Studies di Washington: “La politica giapponese è ora molto più chiara e comprensibile per l’audience internazionale”, ha detto al Wsj. Un obiettivo diplomatico non scontato, ma che era proprio il mandato principale di Kuroda, quando è stato chiamato da Abe per governare la seconda Banca centrale del mondo per riserve. Lui, che proviene dalla diplomazia economica – è stato presidente dell’Asian development bank per otto anni – sembrava (ed è) l’uomo giusto. Non a caso il Fondo monetario internazionale, nel suo ultimo report, ha alzato le stime di crescita del Giappone di mezzo punto per quest’anno, mentre ha tagliato di 0,2 punti quelle globali per il 2013 e 2014.