Imbrogliare con i Buoni
La Banca centrale europea ha pubblicato, alla vigilia delle elezioni italiane, la distinta dei titoli di stato che detiene, tra i quali quelli del nostro paese sono i più consistenti. La grande stampa italiana ha trasformato un dato economico in una specie di sirena che suona l’allarme in attesa di un bombardamento. La Bce ha cento miliardi di buoni del Tesoro, che corrispondono all’incirca al 5 per cento del nostro debito pubblico, ma ne ha 44 di bonos spagnoli, che corrispondono al 7 per cento del debito di quel paese, 34 di titoli greci, pari a un decimo del debito ellenico.
20 AGO 20

La Banca centrale europea ha pubblicato, alla vigilia delle elezioni italiane, la distinta dei titoli di stato che detiene, tra i quali quelli del nostro paese sono i più consistenti. La grande stampa italiana ha trasformato un dato economico in una specie di sirena che suona l’allarme in attesa di un bombardamento. La Bce ha cento miliardi di buoni del Tesoro, che corrispondono all’incirca al 5 per cento del nostro debito pubblico, ma ne ha 44 di bonos spagnoli, che corrispondono al 7 per cento del debito di quel paese, 34 di titoli greci, pari a un decimo del debito ellenico. Dunque la notizia sparata in prima pagina secondo cui il finanziamento europeo del debito italiano è la quota maggiore tra i membri dell’Eurozona andrebbe corretta con le doverose proporzioni relative alle diverse dimensioni dei debiti sovrani e delle economie nazionali.
Non si tratta soltanto di un uso impreciso dei dati economici (che peraltro non può essere fatto risalire alla Bce che pubblica periodicamente tutti i dati macroeconomici dell’Eurozona), ma di un messaggio, nemmeno troppo subliminale, indirizzato agli elettori. Se non voteranno per chi sostiene l’ortodossia eurocratica, la Bce si vendicherà mettendo immediatamente sul mercato una montagna di titoli di stato, il che comporterebbe una catastrofe finanziaria. Naturalmente né Mario Draghi né nessuno può pensare a qualcosa del genere, a una manovra punitiva che avrebbe come conseguenza inevitabile la crisi della moneta unica. Però far circolare notizie minatorie, anche quando in realtà non sono notizie, perché si tratta di dati non certo nuovi e neppure impressionanti, se messi nel loro contesto reale, può creare un clima di maggiore preoccupazione, che non è detto provochi i comportamenti elettorali preferiti da chi agita lo spauracchio.