Il regime del Québec

Chissà cosa direbbe Barney Panofsky se sapesse che quei cazzoni di Toronto stanno cercando di copiare la fiera e orgogliosa protesta degli studenti di Montréal. Essendo cazzoni, quelli di Toronto sono scesi in piazza in poco più di trecento: nulla a che vedere con le manifestazioni di Montréal, che vanno avanti da febbraio. 2.500 giovani arrestati, l’introduzione di una legge che la piazza definisce “liberticida”.
20 AGO 20
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Chissà cosa direbbe Barney Panofsky se sapesse che quei cazzoni di Toronto stanno cercando di copiare la fiera e orgogliosa protesta degli studenti di Montréal. Essendo cazzoni, quelli di Toronto sono scesi in piazza in poco più di trecento: nulla a che vedere con le manifestazioni di Montréal, che vanno avanti da febbraio. 2.500 giovani arrestati, l’introduzione di una legge che la piazza definisce “liberticida” (e in effetti lo è), il dialogo istituzionale tra le parti fallito con la ministra dell’Istruzione che s’alza e se ne va (quella prima s’è dimessa a inizio maggio), le elezioni anticipate nell’aria. Gli studenti del Québec non vogliono che sia alzata la tassa universitaria – in media pari a 2.500 dollari l’anno, è stato proposto un innalzamento di 250 dollari l’anno per sette anni – che è la più bassa del Canada e che è ridicola rispetto alle tasse che si pagano un po’ più giù, negli Stati Uniti, ma si sa che il Québec s’ispira all’Europa dell’istruzione gratis, ha fatto pure una “Révolution tranquille” negli anni Sessanta per distinguersi dal resto burino del nord America. Il premier del Québec, il progressista biondo Jean Charest, ha usato le maniere forti, il suo “crackdown” porta il nome di Bill 78 e prevede la sospensione del semestre invernale e una restrizione dei diritti d’assemblea e protesta nei campus del Québec se lo sciopero non si ferma.
Gli studenti non ci stanno, hanno dalla parte anche i sindacati inferociti che il liberal Charest ha bastonato più volte, perché anche il premier del Québec è attanagliato dal flagello di questi anni, pena comune di tutti i leader del mondo: il debito. Così a Montréal, a due passi dai luoghi di Barney, dalla casa del suo unico grande amore Miriam e dal suo bar preferito, sono arrivate le molotov e persino le padelle pestate rumorosamente, come nella più volgare tradizione sudamericana. Il guaio politico sembra non risolversi, ma alle urne indignate già una volta Charest è sopravvissuto. Solo che non ci aspettavamo proprio in quel mondo così fantasticamente liberal un regime à la “Poutine” – roba quasi comica, come hanno scritto sul New York Times due professoroni di Montréal, perché “poutine” è il nome di un piatto tipico del Québec, formaggio e french fries.