Il Pas de Calais

L’altro ieri la polizia francese, in assetto di guerra, ha iniziato lo sgombero dei campi di immigrati clandestini del Pas de Calais, arrestando 278 immigrati, metà dei quali minorenni. L’operazione è proseguita ieri allo scopo, come ha detto il ministro socialista sarkozista dell’Immigrazione Eric Besson, non tanto “di arrestare gli immigrati, bensì di riuscire a interrompere il lavoro dei trafficanti che lì hanno il loro campo base”.
20 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 20:03
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L’altro ieri la polizia francese, in assetto di guerra, ha iniziato lo sgombero dei campi di immigrati clandestini del Pas de Calais, arrestando 278 immigrati, metà dei quali minorenni. L’operazione è proseguita ieri allo scopo, come ha detto il ministro socialista sarkozista dell’Immigrazione Eric Besson, non tanto “di arrestare gli immigrati, bensì di riuscire a interrompere il lavoro dei trafficanti che lì hanno il loro campo base”. I clandestini accampati, in maggioranza iracheni e afghani, attendevano che i loro sfruttatori li trasferissero in Gran Bretagna. Di fronte all’energica azione dell’Eliseo, naturalmente stigmatizzata dall’opposizione socialista, il vicepresidente della commissione europea Jacques Barrot, invece di stilare proteste petulanti, come aveva fatto con l’Italia, si è limitato a osservare che “il tempo per risposte nazionali è finito, questo tipo di fenomeni richiede una risposta europea”, che è poi esattamente quallo che chiede il governo italiano da anni. I clandestini arrestati in Francia saranno rimpatriati forzatamente o detenuti, se non otterranno asilo, il che è quello che prevedono le leggi italiane.
L’accanimento nella critica all’Italia sul tema dell’immigrazione, con le accuse di xenofobia e di razzismo, appare, se si tiene conto dei comportamenti concreti degli altri paesi mediterranei, dalla Francia alla Spagna alla Grecia e a Malta, un partito preso. In realtà gli italiani, anche per le loro tradizioni cattoliche e per l’esperienza dell’emigrazione subita dalle generazioni precedenti in misura assai ampia, hanno uno spirito di accoglienza diffuso, che si verifica nell’integrazione degli immigrati che è particolarmente efficace proprio nelle province del nord. Questo non significa, ovviamente, che si possa accettare l’immigrazione clandestina, quasi sempre organizzata da bande criminali, che poi in quelle masse di diseredati trovano la manovalanza per la criminalità diffusa, come dimostra la percentuale di clandestini tra i carcerati. Barrot ha ragione a sostenere che si tratta di un problema europeo, a patto che ciò significhi che l’onere dell’asilo e quello della vigilanza delle coste e dei confini sia condiviso. Altrimenti, un’Europa che detta norme “umanitarie” e poi ne fa subire le conseguenze a chi si trova più esposto, senza assumersi alcuna responsabilità né economica né politica, come ha fatto finora, finirà con l’essere, giustamente, ignorata.