Faceva freddo l’altra sera, ma tutta Orvieto era a salutare il suo vescovo

Al direttore - Lo scorso sabato sera verso le nove faceva un freddo terribile in piazza del Duomo e nevischiava. All’interno della cattedrale forse ancora più freddo. Però la città intera si era raccolta per una veglia di preghiera per salutare il suo vescovo. A mezzogiorno infatti aveva comunicato ufficialmente la decisione del Vaticano di allontanarlo e di sostituirlo temporaneamente con un amministratore apostolico, un rispettabilissimo ottantenne ex ordinario militare. E dunque eravamo tutti in duomo per un saluto: uomini, donne, vecchi, bambini, sinistra, destra, buoni e cattivi. di Antonio Concina, sindaco di Orvieto
11 MAR 11
Ultimo aggiornamento: 01:40 | 20 AGO 20
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Al direttore - Lo scorso sabato sera verso le nove faceva un freddo terribile in piazza del Duomo e nevischiava. All’interno della cattedrale forse ancora più freddo. Però la città intera si era raccolta per una veglia di preghiera per salutare il suo vescovo. A mezzogiorno infatti aveva comunicato ufficialmente la decisione del Vaticano di allontanarlo e di sostituirlo temporaneamente con un amministratore apostolico, un rispettabilissimo ottantenne ex ordinario militare. E dunque eravamo tutti in duomo per un saluto: uomini, donne, vecchi, bambini, sinistra, destra, buoni e cattivi.
In televisione c’era anche Juventus-Milan, quella sera, a casa, al caldo. Non è interessato a nessuno e forse Sky avrà registrato una strana e preoccupante assenza di audience in Umbria. Eravamo tutti in duomo.

E il nostro buon vescovo è arrivato non più col solito vestito da vescovo ma vestito da frate agostiniano e la commozione è stata grande. Preghiere liturgiche e poi un saluto affettuoso a tutti.
Con le sue solite parole pacate, vere, franche. Appelli all’unità e nessuna polemica. La polemica però la covavamo e la coviamo tutti noi, fedeli e non, nei nostri cuori. E non ci rassegniamo a un epilogo così stupido di questa vicenda.
Non sappiamo come far arrivare al cuore del Santo Padre la nostra supplica di restituirci il nostro pastore. Che anche sabato, nonostante la sicura amarezza, ha toccato profondamente l’anima della cittadinanza riunita.

Alla fine della veglia, abbracci e lacrime di mestizia. Che potrebbero tramutarsi in lacrime di gioia se solo il Santo Padre fosse in qualche modo informato della speranza che tutta la popolazione e tutto il territorio orvietano, tuderte, bolsenese ripone in lui e nella sua bontà. Un mese, due di meditazione da qualche parte per il frate e poi un commovente ritorno in duomo. Santo Padre. Ci restituisca Giovanni Scanavino! Non può neanche immaginare quanto bene farebbe alla chiesa e alla nostra comunità un regalo così grande. Un trionfo della sua saggezza, Santo Padre, e per tutti noi la consapevolezza che lassù qualcuno ci ha ascoltato e ci ascolta.

di Antonio Concina, sindaco di Orvieto