Bersani ufficializza le "primarie aperte", si candida e apre al Pdl sulla legge elettorale

Primarie aperte, sostegno al governo Monti, un patto di legislatura dei democratici e dei progressisti e apertura al Pdl sulla legge elettorale. Questi in sintesi i passaggi principali del discorso di Pier Luigi Bersani alla direzione del Partito democratico di questa mattina. Nel suo discorso il segretario pd ha annunciato che in base al patto che intende proporre ai democratici e ai progressisti si deve procedere "entro l'anno a primarie aperte per la scelta del candidato dei progressisti e dei democratici italiani alla guida del paese".
20 AGO 20
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Primarie aperte, sostegno al governo Monti, un patto di legislatura dei democratici e dei progressisti e apertura al Pdl sulla legge elettorale. Questi in sintesi i passaggi principali del discorso di Pier Luigi Bersani alla direzione del Partito democratico di questa mattina. Nel suo discorso il segretario pd ha annunciato che in base al patto che intende proporre ai democratici e ai progressisti si deve procedere "entro l'anno a primarie aperte per la scelta del candidato dei progressisti e dei democratici italiani alla guida del paese. Io mi candiderò, ma mi candiderò dentro a quel percorso e in una giornata di grande partecipazione costruita non per allestire generiche carovane o determinare questa o quella rendita di posizione, ma per ricavare governabilità dalla partecipazione, per riconnettere politica e società, per mettere in movimento la forza dei progressisti e non lasciarla spettatrice di acrobazie altrui, spesso senza capo né coda".
Bersani, confermando il suo appoggio al governo Monti fino al 2013, ha poi lanciato la proposta di un patto di legislatura “dei democratici e dei progressisti” augurandosi di estenderla, al di fuori del centrosinistra, anche a tutte le “personalità che si riconoscono nel campo progressista” come le associazioni, i movimenti, le liste civiche i sindaci e gli amministratori. “Non si tratterà di un’ammucchiata” rassicura Bersani. Il progetto è quello di formulare una “carta di intenti per la ricostruzione e il cambiamento” che rappresenti l'alternativa alle “propulsioni regressive e populiste” di Italia ed Europa.
Quanto alla possibile alleanza tra i democratici, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e la sinistra di Sel guidata da Nichi Vendola, il leader Bersani delimita il campo entro il quale le forze politiche dovrebbero agire, individuandolo nel “rispetto reciproco” e nel “saldo ancoraggio alla Costituzione”. Di Pietro deve decidere – ha detto il segretario – se continuare a “insultare il Partito democratico e le istituzioni o fare un accordo”, non potendo le due cose stare insieme.
Bersani si è rivolto poi ad Angelino Alfano, segretario del Popolo della Libertà, rilanciando l’idea di un accordo sulle riforme “a partire dalla legge elettorale” che, secondo il leader del centrosinistra, andrebbe "liberata da ogni condizionamento". "Il doppio turno di collegio ha una sua rinnovata attualita'” e la proposta dei democratici non sembra volersi smuovere da questo punto. "Io ribadisco il no al Porcellum – ha aggiunto – che considero una causa principale del distacco dei cittadini dalla politica e che non ha consentito la governabilità". "Tre settimane – ha concluso – e si decide se c'è l'accordo o no”. Accordo che sembra non esserci sull'altra proposta del centrodestra, il semipresidenzialismo: Bersani preferisce un “sistema parlamentare riformato, semplificato e rafforzato”, l’unico in grado di garantire, a detta del leader, un “ruolo forte del governo” e conservare la preziosa “funzione di equilibrio” incarnata dalla figura del presidente della Repubblica.