Via Arenula vuol vederci chiaro sui candelotti, il Csm sulle procure
Il Consiglio superiore della magistratura si occuperà da oggi del nuovo “caso Palermo”, legato allo scontro tra le procure siciliane sulla posizione di Massimo Ciancimino. E intanto anche il ministero della Giustizia starebbe valutando la possibilità di inviare ispettori nel capoluogo siciliano, sempre con riferimento al figlio dell’ex sindaco Vito Ciancimino, colto con le mani nella marmellata. Leggi Ciancimino Jr. faceva buoni affari illegali (non solo false delazioni)
19 AGO 20

E’ proprio questo l’aspetto che più incuriosisce i vertici di Via Arenula: perché, nei confronti di un superteste ritenuto sin troppo prezioso nell’indagine sulla trattativa fra stato e mafia, la procura di Palermo si è mossa con tanta circospezione, iscrivendolo nel registro degli indagati solo dopo la consegna di una prima relazione tecnica? Perché poi non ha proceduto con il rito direttissimo, che avrebbe potuto portare a una condanna veloce e pesante nei confronti di Ciancimino Jr.? E perché non è stato chiesto contro di lui un ordine di custodia per la detenzione del pericolosissimo arsenale?
Se la legge è uguale per tutti, infatti, non si può non ricordare la particolare severità delle norme in materia di armi e l’arresto obbligatorio anche per chi viene trovato in possesso di una scacciacani modificata o di una rivoltella priva di proiettili. Da Palermo rispondono però che la legge prevede che se sono necessari accertamenti tecnici (in corso sulla natura dell’esplosivo, sulla sua origine e provenienza) la direttissima si può non fare o fare quando le verifiche sono concluse.
Di certo c’è che nessuno, nemmeno tra i pm che lo avevano ascoltato e ritenuto attendibile sui massimi sistemi, crede ora alla versione data dal figlio di don Vito Ciancimino circa il modo in cui ha acquisito l’esplosivo: lui ha detto che nottetempo uno sconosciuto lo avrebbe minacciato e gli avrebbe lasciato la prova tangibile che stavolta i soliti ignoti avrebbero potuto fargli seriamente del male. Ma lui a quel punto, anziché chiamare la polizia o gli artificieri, avrebbe preso l’esplosivo e se lo sarebbe portato in casa. Bagnandolo per renderlo inoffensivo. Così ha detto.
Di certo c’è che nessuno, nemmeno tra i pm che lo avevano ascoltato e ritenuto attendibile sui massimi sistemi, crede ora alla versione data dal figlio di don Vito Ciancimino circa il modo in cui ha acquisito l’esplosivo: lui ha detto che nottetempo uno sconosciuto lo avrebbe minacciato e gli avrebbe lasciato la prova tangibile che stavolta i soliti ignoti avrebbero potuto fargli seriamente del male. Ma lui a quel punto, anziché chiamare la polizia o gli artificieri, avrebbe preso l’esplosivo e se lo sarebbe portato in casa. Bagnandolo per renderlo inoffensivo. Così ha detto.
Anche queste sono verità taroccate: nei giorni scorsi le tante telecamere di sicurezza piazzate nei pressi della sua lussuosa abitazione di via Torrearsa non hanno registrato alcuna immagine che confermi questa versione, apparsa subito alquanto fantasiosa e definitivamente smentita dai “riscontri esterni”. E poi bagnare l’esplosivo non fa altro che aumentare i rischi del cosiddetto autoinnesco e dell’esplosione accidentale. Insomma, come mai un massacro evitato per caso non ha portato ad alcuna conseguenza concreta nei confronti dell’indagato, che martedì tornerà in tribunale per testimoniare al processo Mori?
Se il ministero valuta le possibilità di un intervento, il Csm ha già ritenuto opportuno fare qualcosa sullo scontro tra le procure di Palermo e Caltanissetta. Toccherà alla prima commissione, presieduta dall’ex senatore del Pd Guido Calvi, decidere se vi siano gli estremi per agire contro qualcuno dei protagonisti della “indecorosa rissa” dei giorni scorsi. Il comitato di presidenza dell’organo di autogoverno dei giudici, dopo avere informato il capo dello stato, ha deciso di esaminare i comportamenti dei singoli, per verificare se abbiano leso il prestigio della funzione e dell’ordine giudiziario. Si punta a una linea condivisa, mentre anche il procuratore generale della Cassazione ha chiesto relazioni al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, e ai pg di Palermo, Luigi Croce, e di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, per capire se vi siano gli estremi per un’azione disciplinare.
La stessa prima commissione, però, ha proposto l’archiviazione della “pratica a tutela” aperta dopo l’attacco del Fatto e di Marco Travaglio ai giudici del processo Dell’Utri, bersaglio di pesanti insinuazioni sulla loro presunta mancanza di equilibrio alla vigilia della decisione. Le insinuazioni ci furono, ma il Csm, con una motivazione più formale che sostanziale, ha deciso di chiudere tutto, con il dissenso di Magistratura indipendente.
La stessa prima commissione, però, ha proposto l’archiviazione della “pratica a tutela” aperta dopo l’attacco del Fatto e di Marco Travaglio ai giudici del processo Dell’Utri, bersaglio di pesanti insinuazioni sulla loro presunta mancanza di equilibrio alla vigilia della decisione. Le insinuazioni ci furono, ma il Csm, con una motivazione più formale che sostanziale, ha deciso di chiudere tutto, con il dissenso di Magistratura indipendente.
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