Totalitarismo positivo
19 AGO 20

L'umanità da sempre ha conosciuto la tirannia, cioè la volontà di un principe assoluto che assoggettava quella dei suoi sudditi alla sua discrezione; con il raffinamento dei costumi il principe è stato sottoposto egli stesso alla forza delle leggi, che nella loro astratta impersonalità hanno configurato l'assolutismo moderno, compendiato nell'assioma universalmente indiscutibile che la legge è uguale per tutti, cioè che tutti sono sottoposti alla legge. Anche il re in nome della legge può essere ghigliottinato. Tale ordinamento è entrato nella coscienza universale, perché al principio dell'uguaglianza di fronte alla legge è associato quell'altro che vuole che sia consentito tutto ciò che non è vietato. Così la libertà del singolo poteva essere esercitata nei limiti che egli stesso volontariamente poneva alla sua assolutezza. Il comunismo ha esteso tale totalitarismo della legge a tutti gli ambiti della vita civile, che non aveva modo di esplicarsi nell'assoluta legislazione per negationem. Dopo il '68 che prelude all'89, il totalitarismo ha cambiato segno; la legge non è fatta per vietare, ma per permettere; la dichiarazione continuamente in fieri dei diritti civili promuove divorzio, aborto, transgenismo, matrimoni tra omosessuali, e tra poco sodomia, bestialità, pur professando la difesa dei bambini, degli animali della ecologia, di Gea ecc. La legge è divenuta amorale, al servizio di tutti i gruppi sociali anche minimi, che chiedono una patente legale, basta una campagna mediatica e la questione desiderata di pochi sarà messa a ruolo del parlamento; E' la deriva plebiscitaria della volontà non del popolo, ma della plebe, che in sé è solo un "volgo disperso che nome non ha", la "notte in cui tutte le vacche sono nere". Se i nostri intellettuali di sera più che edificarsi con le pagine di Kant si rompessero il cervello sulla "Fenomenologia dello Spirito" l'Italia avrebbe più decoro.