Pagare i creditori fa crescere

C’è una parte del debito pubblico, circa un ventesimo, che non è rappresentato da titoli di stato ma dai crediti vantati dalle aziende che hanno fornito beni e servizi alle pubbiche amministrazioni. Com’è noto lo stato è un pessimo pagatore, e nell’attuale congiuntura questo è diventato un fattore non secondario del circolo vizioso dei mancati pagamenti tra imprese che sta paralizzando in modo progressivo l’attività economica. Mettendo a rischio fallimento i soggetti più deboli.
19 AGO 20
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C’è una parte del debito pubblico, circa un ventesimo, che non è rappresentato da titoli di stato ma dai crediti vantati dalle aziende che hanno fornito beni e servizi alle pubbiche amministrazioni. Com’è noto lo stato è un pessimo pagatore, e nell’attuale congiuntura questo è diventato un fattore non secondario del circolo vizioso dei mancati pagamenti tra imprese che sta paralizzando in modo progressivo l’attività economica. Mettendo a rischio fallimento i soggetti più deboli. Pagare tempestivamente questa parte del debito sarebbe una misura di impatto immediato sulla crescita, a differenza delle riforme, liberalizzazioni comprese, che daranno i loro frutti nel migliore dei casi tra un paio di anni. Non si tratta di un problema di bilancio, visto che questi debiti sono già contabilizzati, ma di cassa. Corrado Passera aveva proposto a un’assemblea di artigiani di pagare il debito in titoli di stato, ma poi non se ne è fatto nulla. Peccato, perché anche se in modo meno esaustivo, anche questa avrebbe potuto essere una strada.

Se si vuole ragionare in modo più organico, si può agire con una serie articolata di interventi. Ai grandi creditori, per esempio le imprese farmaceutiche, si può chiedere uno sconto in cambio di un’accelerazione dei pagamenti. La Sanità italiana paga i farmaci di più perché paga con ritardi biblici: invertire questa tendenza, tra l’altro, ridurrebbe la massa del debito. Per evitare che un problema di cassa faccia precipitare il precario equilibrio della tenuta del debito è anche opportuno intervenire sul sistema bancario perché, con opportune garanzie, sconti in modo strutturale i crediti delle aziende verso le amministrazioni. Ma forse si può fare anche di più: le fondazioni bancarie detengono un patrimonio che è diventato una specie di manomorta e, per giunta, garantiscono l’oligopolio del mercato del credito. Scambiare forzosamente quel patrimonio con titoli pubblici, per poi procedere al suo smobilizzo, porterebbe a un’effettiva liberalizzazione del credito (di cui il governo dei banchieri non parla) e permetterebbe di pagare i debiti alle imprese riavviando il circuito economico. Le vie per affrontare il problema sono varie, possono essere combinate tra loro, ma soprattutto debbono essere percorse in fretta.