Ogni giorno c’è un piano B per Atene, ma mai la salvezza certa

Per la Grecia “non c’è un piano B per evitare il default”, ha avvertito ieri il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, mentre il Parlamento di Atene si prepara a votare su un nuovo pacchetto di austerità e la piazza si ribella alle imposizioni di Unione europea e Fondo monetario internazionale.
19 AGO 20
Immagine di Ogni giorno c’è un piano B per Atene, ma mai la salvezza certa
Per la Grecia “non c’è un piano B per evitare il default”, ha avvertito ieri il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn. “L’Ue continua a essere pronta a sostenere la Grecia. Ma l’Europa può aiutare la Grecia solo se la Grecia aiuta se stessa”, ha detto Rehn per esortare il Partito socialista del premier George Papandreou a restare unito e approvare le misure necessarie a ottenere la prossima tranche del prestito di cui la Grecia ha bisogno per evitare la bancarotta. I sindacati hanno bloccato il paese con uno sciopero generale di 48 ore prima del voto. Il centro di Atene si è trasformato in un campo di battaglia, le forze antisommossa hanno usato la forza per disperdere i manifestanti in Syntagma, la piazza di fronte al Parlamento, e davanti al ministero delle Finanze.
In realtà, nessuno dei piani in discussione, pubblici o segreti, può sicuramente evitare il default della Grecia. Il piano A, l’unico ufficiale, prevede che il Parlamento approvi le misure di austerità, prima che Ue e Fmi rilascino 12 miliardi di aiuti immediati e avviino i negoziati su un nuovo salvataggio con la partecipazione degli investitori privati. Lunedì le banche, le assicurazioni e i fondi pensione più esposti in Grecia hanno discusso a Roma di come caricarsi una parte dei costi del nuovo bailout. Gli istituti francesi hanno proposto una via di mezzo tra i Brady bond e la Bad bank.
Per 100 euro di debito che la Grecia deve rimborsare, i creditori ne reinvestirebbero 50 in bond trentennali con un tasso dal 3 al 5,5 per cento e 20 in obbligazioni ad alta qualità del Fondo salvaeuro. Come fecero gli Stati Uniti con i paesi insolventi dell’America latina alla fine degli anni Ottanta, così l’Ue dovrebbe garantire i nuovi bond greci che le banche europee si impegnano a acquistare. Come con una Bad bank, questi nuovi titoli non verrebbero registrati nei bilanci delle banche, ma in uno Special Purpose Vehicle, di cui le banche diventerebbero azioniste. Ma se il Parlamento greco boccia oggi il pacchetto di austerità – o domani la legge di implementazione di tagli, tasse e privatizzazioni – il piano A salta e la Grecia si troverà in luglio in cessazione dei pagamenti.
Secondo il Wall Street Journal, a Roma si è discusso anche di un piano B che equivale a una ristrutturazione del debito: un buy back. Grazie agli aiuti europei o ai fondi delle privatizzazioni, Atene potrebbe ridurre l’ammontare del debito complessivo – oltre 150 per cento di pil – ricomprandosi i suoi titoli di stato con un forte sconto sul valore di mercato.
Anche i ministri delle Finanze della zona euro stanno preparando un piano B, in caso di bocciatura parlamentare. “Lavoriamo a diversi piani di contingenza”, confermano al Foglio fonti comunitarie, evocando le ipotesi di un prestito ponte e di un buy back. Ma tutti gli sforzi rischiano di essere vani rispetto all’obiettivo di evitare un effetto contagio sul sistema bancario europeo. Né il piano A, né i piani B impediranno alle agenzie di rating di dichiarare un default, costringendo la Bce a non accettare più i bond greci come collaterali. A quel punto, secondo fonti brussellesi, soltanto un trasferimento del debito greco sotto forma di Eurobond – vietato dai trattati e osteggiato dalla Germania – potrebbe evitare una crisi sistemica.