Mélodrame politique

Per farsi un’idea di come le elezioni primarie di un partito si possano trasformare in una guerra aperta con risse, accuse di brogli e denunce reciproche, basta guardare cosa sta accadendo nel centrodestra francese. Che il vertice dell’Ump fosse diviso nessuno lo metteva in dubbio. Dopo la stagione di Jacques Chirac e il quinquennio di Nicolas Sarkozy all’Eliseo, la lotta per la conquista del partito all’indomani della vittoria socialista alle presidenziali ha portato in superficie vecchie ferite, rancori antichi e vendette covate per anni.
19 AGO 20
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Per farsi un’idea di come le elezioni primarie di un partito si possano trasformare in una guerra aperta con risse, accuse di brogli e denunce reciproche, basta guardare cosa sta accadendo nel centrodestra francese. Che il vertice dell’Ump fosse diviso nessuno lo metteva in dubbio. Dopo la stagione di Jacques Chirac e il quinquennio di Nicolas Sarkozy all’Eliseo, la lotta per la conquista del partito all’indomani della vittoria socialista alle presidenziali ha portato in superficie vecchie ferite, rancori antichi e vendette covate per anni. Domenica si è votato per l’elezione del nuovo leader del partito, l’uomo che dovrà preparare l’Ump alle presidenziali del 2017. Da una parte il moderato François Fillon, che di Sarkozy è stato il primo ministro e che spesso ha dovuto chinare la testa davanti al superiore che lo riteneva niente di più che “il primo collaboratore”. Dall’altra, l’energico Jean-François Copé, segretario dell’Ump, discepolo di Sarkozy e fautore di una linea più di destra e centrata sulla condanna del “razzismo antibianco” che cresce nelle banlieue.
Chiunque poi prevalga dovrà governare un partito spaccato: Fillon e Copé separati da una manciata di voti e pronti a rivendicare entrambi la vittoria. Nei seggi è stato il caos, uno scenario da tutti contro tutti: scatoloni che cadevano a terra, schede perse e poi ritrovate, accuse di brogli e di irregolarità da Parigi alla Costa Azzurra. A Nizza, feudo dell’ex premier, in un’urna risultavano 128 schede in più rispetto a quanti avevano firmato i registri. Fillon gridava al golpe e si appellava alla commissione elettorale per “difendere il voto dei cittadini”, Copé faceva il giro delle tv per annunciare tronfio la sua vittoria. Nel melodramma politico dell’Ump è tornato alla ribalta pure Alain Juppé, che si è proposto come mediatore “per salvare il partito”. Il quotidiano economico L’Echos ha scritto che comunque vada “il vero vincitore è Nicolas Sarkozy”, la cui ombra si allunga ancora sul partito, tra nostalgici (sempre più numerosi) pronti a chiedergli di tornare in pista per riprendersi l’Eliseo. Prima di pensare al gran ritorno, però, Sarko deve fare i conti con la convocazione della procura di Bordeaux in merito all’affaire Bettencourt.