Ma non si scontrano due clan della filosofia morale...
19 AGO 20

La tentazione di parlare di riforma della giustizia per immagini non si èancora spenta. E, se non si è spenta finora, è bene chiarire che in Italianon si spegnerà mai. Due tormenti, più che tormentoni: intercettazioni eriforma penitenziaria. Sulle intercettazioni, s’è raschiato il fondo delbarile… La cosa più trucida è l’effetto vomito che sgorga dallapubblicazione indiscriminata di qualunque voce. Non fosse che per anticospergiuro della legge del contrappasso, sarebbe da augurarsi che la prassiinsana venga rimossa a beneficio di tutti. Essa sottende un’equazioneinsostenibile: tutto è pubblicabile perché tutto è pubblicamenteinteressante perché tutto è pubblicamente punibile. Le cose non stannoproprio così… piuttosto, è vero che, andando a rimestare, si grattasempre il lato intimo, privato, singolare, e si finisce al becero, alpettegolezzo, al torbido. Il torbido, se lo cerchi, verrà a galla. Sullariforma penitenziaria, invece, si era creato un terreno di consenso, vero,del tutto inedito, per gli umori solitamente forcaioli e punitividell’opinione comune sulla pubblica sicurezza. Tutto o quasi disperso:anche lì è riuscita l’operazione di trasformare argomento in agone, dovesi è o da una parte o dall’altra, rispetto a una riga tirata su colgessetto, alla bella e meglio, come sempre. Lo sforzo sulle penealternative, sull’edilizia penitenziaria, sulla razionalizzazione delsistema giudiziario tutto (e perché non si parla mai di tante lentezze eincongruenze del rito civile?), si è ridotto a un “amnistia si/amnistiano”. Persino chi, come il sottoscritto, è favorevole al “si” sichiede a cosa serva e quanto consenso reale sposti un approccio del genere(è più quello che ne fa perdere!). Sulle scorciatoie alla carriera chepassano dal letto, sui limiti alle intercettazioni, sullo stato dellagiurisdizione in Italia, non si stanno affrontando nobili scuole difilosofia morale. Semmai, un pugno di agitatori con poca simpatia per lavita vera.