L’evasione fiscale degli “indigenti”

Più che del Redditest, chi vuole il contrasto all’evasione ma anche un sistema fiscale più trasparente e meno vessatorio dovrebbe occuparsi di quel milione di famiglie che – parole del direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera – dichiarano zero introiti. E di quei 4,3 milioni le cui spese note al fisco sono molto più elevate dei redditi dichiarati: oltre un quarto della popolazione.
19 AGO 20
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Più che del Redditest, chi vuole il contrasto all’evasione ma anche un sistema fiscale più trasparente e meno vessatorio dovrebbe occuparsi di quel milione di famiglie che – parole del direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera – dichiarano zero introiti. E di quei 4,3 milioni le cui spese note al fisco sono molto più elevate dei redditi dichiarati: oltre un quarto della popolazione. Non è pensabile che si tratti solo di ricchi che girano in Suv a Cortina e Forte dei Marmi. Ci sono anche quelli, dunque vanno bene i blitz, ma la cifra è tale da rivelare che tra questi evasori si celano parecchi “poveri”. Vedove con pensione al minimo nella no tax area, ma proprietarie di case affittate in nero. Cassintegrati con secondo lavoro. Esodati con attività commerciale. Beneficiari di sgravi statali e locali per invalidità opinabili. E via dicendo.
Il fatto che costoro siano nella parte bassa della piramide dei redditi, per come l’abbiamo costruita in Italia, non li rende innocenti. La realtà è che il nostro sistema fiscale è stato sempre più contaminato da principi di buonismo e assistenza che dovrebbero viaggiare su binari distinti. Oltre agli ammortizzatori sociali che impediscono una vera riforma del lavoro, abbiamo anche una fitta tela di ammortizzatori fiscali che blocca una seria riforma delle imposte. Simbolo di ciò è l’Isee, l’indice della situazione reddituale personale e familiare certificato dall’Inps in base a autodichiarazioni: l’Inps ha annunciato di aver “sostenuto” i redditi con 38,6 miliardi, anche con questo strumento, negli ultimi quattro anni. Questo sostegno sarà andato in parte alle persone giuste, ma chi può garantire, alla luce dei dati offerti da Befera, che l’evasione non si nasconda dietro una pretesa indigenza?