La verità da dire al Cav. e l’insensatezza di Scalfari secondo Macaluso

La crisi politica è grave, anzi gravissima, ma non si vede ancora uno sbocco. Il Cavaliere ha detto che non molla. E il “suo” segretario, Alfano, ha ribadito che i notabili del “Partito” sono d’accordo con lui. Non avevamo dubbi, dato che non c’è un partito ma una grande clientela dipendente del Cavaliere. In questi giorni c’è chi ricorda il 25 luglio del 1943, quando il Re chiamò l’ambulanza e i carabinieri e mise fine al governo di Mussolini. di Emanuele Macaluso Leggi la risposta dell'Elefantino Il risultato di cui non sarei contento
19 AGO 20
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Riproduciamo l’editoriale pubblicato sulla prima pagina del Riformista di ieri dal direttore Emanuele Macaluso

La crisi politica è grave, anzi gravissima, ma non si vede ancora uno sbocco. Il Cavaliere ha detto che non molla. E il “suo” segretario, Alfano, ha ribadito che i notabili del “Partito” sono d’accordo con lui. Non avevamo dubbi, dato che non c’è un partito ma una grande clientela dipendente del Cavaliere. In questi giorni c’è chi ricorda il 25 luglio del 1943, quando il Re chiamò l’ambulanza e i carabinieri e mise fine al governo di Mussolini. Tuttavia quel gesto fu motivato dal fatto che il Gran Consiglio del fascismo aveva approvato l’ordine di sfiducia al Duce, letto da Dino Grandi. Oggi non c’è il fascismo, né una dittatura di altro colore. C’è la democrazia parlamentare e una maggioranza nella quale non c’è un gruppo che abbia il coraggio politico, non di sfidare un dittatore e rischiare la vita (Ciano e altri la persero), ma di dire la verità in un libero Parlamento e di prendere atto di una realtà inconfutabile: Berlusconi non ha più un minimo di credibilità né in patria né all’estero. E l’Italia è in difficoltà.

L’idea di Eugenio Scalfari che sia il Presidente della Repubblica, con un suo messaggio al Parlamento, a dover dire quel che, per viltà politica, non dicono i parlamentari di una maggioranza che continua a votare la fiducia al governo, è una insensatezza che registra l’impotenza politica dell’opposizione. Ammesso, e non concesso, che il Presidente accolga il suggerimento scalfariano e dopo il messaggio (che non è il deprecato, dallo stesso Scalfari, “tirare la giacca a Napolitano”!) la maggioranza rivoti la fiducia al governo, cosa si fa? Il Presidente si dimette? Si dà il via alla rivoluzione?

Dopo le sortite domenicali di Scalfari,
in un’estate in cui abbiamo visto di tutto, abbiamo anche letto l’editoriale domenicale di un altro giornalista di successo, Giuliano Ferrara, (amico carissimo) che da una sponda opposta scrive cose che a me sembrano, anch’esse, insensate. Scrive Giuliano: “Tecnicamente Berlusconi è incastrato. Quel che emerge dalle intercettazioni non è reato, non è un crimine, ma è peggio: un devastante errore politico”. Ed elenca le cose che considera “errore politico devastante”, ma non reato. Sono comportamenti e atti che politicamente, proprio così “politicamente”, completano un quadro, in cui si verificano altri fatti che rendono “ingovernato” il paese, e danno senso al carattere devastante della crisi politica italiana.

Proprio perché non siamo di fronte a un reato, da verificare in un tribunale, ma a una questione politicamente devastante, da porre in Parlamento, è insensato chiedere a Berlusconi, come fai tu Giuliano, di “non mollare”. E di resistere, non a un attacco “moralistico”, ma a una crisi che appare senza sbocco e che può degenerare in forme imprevedibili. Penso invece che uno come Giuliano Ferrara, che ha difeso con convinzione le ragioni politiche e i risultati ottenuti dalla discesa in campo di Berlusconi, oggi ha il dovere di dirgli la verità che altri non dicono: occorre fare spazio a una leadership che, senza ribaltoni, possa avviare a soluzione una crisi politica devastante. E’ questo, a mio avviso, il ruolo che può avere anche un piccolo giornale o un grande giornalista. Dire come stanno le cose.

di Emanuele Macaluso
Leggi la risposta dell'Elefantino Il risultato di cui non sarei contento