In visita all’amico Kim

Dennis Rodman torna a trovare il suo amico Kim, “come lo chiamo io”, il leader supremo della Corea del nord, Kim Jong-un, come già è accaduto all’inizio dell’anno, una visita tutta sorrisi e applausi e pacche sulle spalle. Il cestista ha detto che il suo secondo “basketball diplomacy tour” sarà più all’insegna della pallacanestro che della diplomazia, se poi salta fuori qualcosa di utile anche agli equilibri mondiali tanto meglio, “diventerei il ragazzo più potente del mondo”. Il qualcosa di utile sarebbe la liberazione di Kenneth Bae, un missionario americano condannato a 15 anni di lavori forzati per “atti ostili” contro la Corea del nord.
19 AGO 20
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Dennis Rodman torna a trovare il suo amico Kim, “come lo chiamo io”, il leader supremo della Corea del nord, Kim Jong-un, come già è accaduto all’inizio dell’anno, una visita tutta sorrisi e applausi e pacche sulle spalle. Il cestista ha detto che il suo secondo “basketball diplomacy tour” sarà più all’insegna della pallacanestro che della diplomazia, se poi salta fuori qualcosa di utile anche agli equilibri mondiali tanto meglio, “diventerei il ragazzo più potente del mondo”. Il qualcosa di utile sarebbe la liberazione di Kenneth Bae, un missionario americano condannato a 15 anni di lavori forzati per “atti ostili” contro la Corea del nord. Non è escluso che nella nuova ed effervescente (e commerciale) mansione di rompighiaccio con Pyongyang di Rodman, ci sia anche Bae: fino al maggio scorso il cestista diceva di voler chiedere all’amico Kim la liberazione.
Ora può aver cambiato idea, e dal suo tour torneranno immagini allegre e pop, al di là del futuro di Kenneth Bae. Certo non cambia idea l’amico Kim, come ricordava ieri il Washington Post in un editoriale sul Camp no. 22, “775 miglia quadrate, un’estensione geografica più grande di Londra, New York o Los Angeles”, uno dei campi di concentramento più grandi e feroci del paese, e del mondo. Ci sono passate almeno 200 mila persone lì dentro, gli uomini sono diventati cavie da laboratorio, le donne sono state costrette ad ammazzare i loro figli. Ora l’Onu dice che il Camp sembra diventato molto piccolo, forse è stato chiuso. “Una buona notizia? Non esattamente, migliaia di prigionieri sembrano evaporati, forse attraverso i forni crematori del campo 22”, con la supervisione dell’amico Kim.