Il supervigilante di Obama

Il progetto di riforma dei controlli sui mercati finanziari che ieri è stato presentato da Barack Obama non presta ascolto né a chi suggeriva una modifica radicale dell’architettura di vigilanza né a chi voleva lasciare le cose come stanno. La riforma è più un rammendo che un mutamento. Essa segue una via pragmatica, con la valorizzazione di ciò che già esiste.
19 AGO 20
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L’attribuzione del ruolo di supervigilante alla Fed comporta il riconoscimento del fatto che le banche e gli altri intermediari finanziari, espandendo il credito, creano moneta bancaria e che pertanto la vigilanza su di loro debba competere soprattutto al soggetto che ha il compito di regolare il flusso monetario, cioè all’Autorità monetaria centrale. Quest’ultima ha un interesse specifico a effettuare una sorveglianza attenta degli intermediari finanziari. Infatti, se è troppo indulgente, rischia di trovarseli poi sulle spalle quando busseranno alla sua porta per chiedere prestiti di emergenza. Le varie autorità di sorveglianza della Borsa e dei mercati finanziari e assicurativi – ufficialmente indipendenti – cui sino ad ora era affidato il compito di vigilare sulle banche e gli altri intermediari finanziari regolamentati, non hanno invece un proprio interesse a effettuare controlli diligenti e puntuali, perché non tocca a loro soccorrere quei soggetti che, essendosi accollati troppi rischi e non avendo adeguate riserve, si trovano in difficoltà. Solo il guardiano che deve sopportare il costo del mancato controllo ha l’incentivo a controllare davvero, anziché lasciar correre soltanto per riuscire simpatico ai controllati.