Empirismo contro ideologismo

Nella bozza del decreto delle liberalizzazioni che il governo sta per varare, insieme con varie cose non nuove e di valore modesto o incerto che fanno molto rumore – come l’aumento delle licenze di taxi, l’allargamento della pianta organica dei notai e l’apertura di nuove farmacie – ci sono anche cose nuove, di maggior pregio.
19 AGO 20
Immagine di Empirismo contro ideologismo
Nella bozza del decreto delle liberalizzazioni che il governo sta per varare, insieme con varie cose non nuove e di valore modesto o incerto che fanno molto rumore – come l’aumento delle licenze di taxi, l’allargamento della pianta organica dei notai e l’apertura di nuove farmacie – ci sono anche cose nuove, di maggior pregio. Nella bozza si nota l’abolizione dell’obbligo di esclusiva per i distributori di carburanti e il diritto di vendere cibi, bevande e giornali; la liberalizzazione dei saldi e delle vendite promozionali e il tirocinio anche universitario per i liberi professionisti (potrebbe essere un primo passo verso l’abolizione degli ordini professionali). Soprattutto ci sono due grossi pezzi di pregio, uno rozzo ma incisivo, l’altro in apparenza modesto, ma in realtà ricco di valenze. Si tratta della norma che consente di non applicare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – quello che di fatto impedisce nel nostro paese i licenziamenti individuali per motivi economici – alle imprese con meno di 15 addetti che si fondono fra loro per raggiungere almeno i 50 addetti, e della norma che affida a una neonata Autorità il potere di controllo e regolamentazione dei trasporti pubblici.

Alzare la soglia dell’articolo 18 nella sua attuale rigida interpretazione, anziché stabilire per le imprese di ogni dimensione il diritto di licenziare per motivi economici e nel caso di ripetuto assenteismo prima che la condanna sia definitiva e in casi analoghi, è una misura rozza. Ma è anche una soluzione pragmatica. Dimostra che la modifica dell’articolo 18 non è del tutto un tabù e crea un precedente ad altre modifiche, come accadde a suo tempo per la scala mobile. Inoltre incide su una vasta platea di imprese, consentendo a quelle che vogliono ingrandirsi di creare nuove unità aziendali che poi si fondono con le vecchie, sino a un livello ragguardevole.

L’Autorità dei trasporti potrà consentire l’accesso paritario ai privati della rete ferroviaria, che ora fa capo al gruppo Ferrovie dello stato e che il governo propone di mettere direttamente sotto il controllo del ministero dell’Economia, anche per i percorsi e le stazioni per i quali ciò non è gradito alle Ferrovie dello stato e potrà attuare anche liberalizzazioni dei trasporti pubblici locali. L’impressione complessiva dalla lettura della bozza del decreto legge è che si tratti di un’azione di rottura pro crescita.