Ci si conta nel Pd
“Un po’ di mal di pancia ce l’ha, ma niente di nuovo”. Periodicamente, all’interno del Partito democratico si riaffaccia il venticello sui movimenti di Beppe Fioroni e degli ex popolari che gli sono vicini, ma dalle parti della maggioranza interna – côté Enrico Letta – non sono preoccupati: “Problemi interni ad Area democratica”, cioè la mozione Franceschini all’ultimo congresso. Leggi La vocazione epistolare del Pd tra “Yes, we can” e “La prova del cuoco” di Marco Palombi
18 AGO 20

“Un po’ di mal di pancia ce l’ha, ma niente di nuovo”. Periodicamente, all’interno del Partito democratico si riaffaccia il venticello sui movimenti di Beppe Fioroni e degli ex popolari che gli sono vicini, ma dalle parti della maggioranza interna – côté Enrico Letta – non sono preoccupati: “Problemi interni ad Area democratica”, cioè la mozione Franceschini all’ultimo congresso. Problemi, però, anche dentro gli organi di partito e nelle giunte dove, vexata quaestio, i cattolici non sarebbero rappresentati a dovere. L’ex ministro dell’Istruzione, peraltro, è in questa fase l’uomo peggio piazzato tra i tre ex delfini di Franco Marini, per questo s’è abbandonato a un particolare tipo di attivismo politico agostano: ancora ieri sul Corriere della Sera invocava “un Prodi del Terzo millennio” proprio mentre il suo vecchio mentore, dal Messaggero, ribadiva che il candidato premier del Pd è Bersani, e non si discute. Fioroni si muove, dunque, ma stavolta non dovrebbe arrivare a minacciare scissioni come fece a maggio – ricevendone in cambio cazziatoni a destra e a manca e neppure l’ombra della vicesegreteria cui aspirava – quanto ricorrere a una finta di corpo verso l’esterno (l’occhieggiamento al terzo polo, che poi sarebbero i pour parler con l’Udc) per riguadagnare posizioni all’interno.
La confusione è grande nel partito, la situazione quindi è eccellente: Walter Veltroni che pur di non avere a che fare col partito parla direttamente al popolo e Dario Franceschini che lo abbandona al suo destino e s’avvicina a Pier Luigi Bersani hanno come disvelato davanti agli occhi di Fioroni uno spazio d’iniziativa. L’opposizione interna non ha più un vero capo attorno al quale ci sia un discreto consenso: e allora chi meglio di me? Il nostro, d’altronde, ha un’associazione, Quarta Fase, con sedi e iscritti in tutto il paese, è un ex ministro, s’è praticamente accaparrato in esclusiva, almeno sulla stampa, la bandiera del popolarismo dentro il centrosinistra. Non gli restava che schierare le truppe e ha cominciato a farlo da sabato scorso attraverso una sorta di esibizione muscolare a mezzo stampa: sequenze di comunicati di gruppo firmati da amici e fedeli, cinque nomi qua, tre di là, qualcuno da solo, ma tutti coordinati da un’unica regia.
La confusione è grande nel partito, la situazione quindi è eccellente: Walter Veltroni che pur di non avere a che fare col partito parla direttamente al popolo e Dario Franceschini che lo abbandona al suo destino e s’avvicina a Pier Luigi Bersani hanno come disvelato davanti agli occhi di Fioroni uno spazio d’iniziativa. L’opposizione interna non ha più un vero capo attorno al quale ci sia un discreto consenso: e allora chi meglio di me? Il nostro, d’altronde, ha un’associazione, Quarta Fase, con sedi e iscritti in tutto il paese, è un ex ministro, s’è praticamente accaparrato in esclusiva, almeno sulla stampa, la bandiera del popolarismo dentro il centrosinistra. Non gli restava che schierare le truppe e ha cominciato a farlo da sabato scorso attraverso una sorta di esibizione muscolare a mezzo stampa: sequenze di comunicati di gruppo firmati da amici e fedeli, cinque nomi qua, tre di là, qualcuno da solo, ma tutti coordinati da un’unica regia.
Il debutto è avvenuto con l’intervista di Giorgio Vittadini alla Stampa per l’apertura del Meeting di Cl. Tre note in sequenza, tutte siglate “ex popolari” o “cattolici” del Pd, con lodi al numero uno della Compagnia delle Opere e un pensiero alle larghe intese: “Un’autorevole e sonora bocciatura nei confronti di chi ha perseguito l’umiliazione del Parlamento e del pluralismo facendosi scudo di una cattiva legge elettorale”, scrivono i primi cinque. Serve “un nuovo Patto sociale”, mettono a verbale altri tre, per “riproporre la centralità del Parlamento” e “occorre che i cattolici democratici siano motore di questo sforzo”. “Nuovo patto” e parola al Parlamento pure per i tre senatori che intervengono a ruota. Notevole che, mentre oggi partono gli osanna a Vittadini, giusto un anno fa Lucio D’Ubaldo, senatore e alter ego di Fioroni, si esercitasse contro l’inciucio tra Cl e gli ex Ds sul sito di Quarta Fase.
Come che sia, un’area moderata e responsabile, come si dice, sta prendendo corpo. Anzi, corpi. Da un conto rapido, integrato da qualche assente per ferie, si tratta di almeno tredici deputati, sette senatori e un europarlamentare: e visto che tra i primi figura anche Maria Paola Merloni, vuol dire che è della partita anche il presidente delle Marche, Gian Mario Spacca. Che il gioco sia a fini interni è evidente dalla seconda “uscita” del gruppo, una sequela di commenti alla lettera di Veltroni al Corriere: pur essendo Fioroni decisamente il meno “bipolarista” di tutti i democratici, i suoi hanno vergato righe di “bene, bravo” per l’ex segretario questa settimana. La minoranza del Pd, con Franceschini ormai in navigazione verso Bersani, non ha più un uomo di riferimento nella macchina del partito: il posto ideale, per l’ex più giovane sindaco di Viterbo, in cui attendere altre pecorelle smarrite che non vogliono morire socialdemocratiche.
Come che sia, un’area moderata e responsabile, come si dice, sta prendendo corpo. Anzi, corpi. Da un conto rapido, integrato da qualche assente per ferie, si tratta di almeno tredici deputati, sette senatori e un europarlamentare: e visto che tra i primi figura anche Maria Paola Merloni, vuol dire che è della partita anche il presidente delle Marche, Gian Mario Spacca. Che il gioco sia a fini interni è evidente dalla seconda “uscita” del gruppo, una sequela di commenti alla lettera di Veltroni al Corriere: pur essendo Fioroni decisamente il meno “bipolarista” di tutti i democratici, i suoi hanno vergato righe di “bene, bravo” per l’ex segretario questa settimana. La minoranza del Pd, con Franceschini ormai in navigazione verso Bersani, non ha più un uomo di riferimento nella macchina del partito: il posto ideale, per l’ex più giovane sindaco di Viterbo, in cui attendere altre pecorelle smarrite che non vogliono morire socialdemocratiche.
di Marco Palombi