Ci sarà pure un giudice a Beirut
19 AGO 20

L'Italia del certificato antimafia è la stessa che difende ilmostriciattolo del concorso esterno in associazione mafiosa, l'altra Italiaè invece quella del mugnaio di Sans Souci. Un giudice a Beirut ci dirà:"Mi dispiace ma da noi il concorso esterno non è reato e, se ci pensatebene, non lo è neanche da voi". In Libano di questo artifizio italiota nonc'è traccia nel codice penale ed è comprensibile che gli accordi diestradizione valgano per i reati e non per i - seppur suggestivi - esercizigiurisprudenziali. In barba a qualsiasi principio di legalità e tassatività del precetto penale sta il disdoro che per essere non mafioso basti un certificato, e per descrivere invece la fattispecie del concorso esterno i giudici impieghino centinaia di pagine, tipizzando ogni volta il reato a loro discrezione. Un temibile ed autentico Governo degli Uomini sprofondato nell'abisso pascaliano del giacobinismo giudiziario, per cui non ci resta che sperare nel libanese Governo della Legge.