C’è un rating anche per Marchionne

Non solo Italia, non solo Standard & Poor’s. Moody’s ha declassato ieri la Fiat da Ba1 a Ba2, con outlook negativo. La motivazione fa balenare una sorta di rischio contagio dal debito di Chrysler. “La decisione di oggi riflette il fatto che i creditori del gruppo Fiat saranno sempre più vicini a quelli della Chrysler, visto che le due società diverranno più dipendenti fra loro”, ha spiegato l’agenzia di rating. Il report aggiunge che l’intensificazione nell’uso di piattaforme comuni, moduli e tecnologie accresce la reciprocità tra le due compagnie.
19 AGO 20
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Non solo Italia, non solo Standard & Poor’s. Moody’s ha declassato ieri la Fiat da Ba1 a Ba2, con outlook negativo. La motivazione fa balenare una sorta di rischio contagio dal debito di Chrysler. “La decisione di oggi riflette il fatto che i creditori del gruppo Fiat saranno sempre più vicini a quelli della Chrysler, visto che le due società diverranno più dipendenti fra loro”, ha spiegato l’agenzia di rating. Il report aggiunge che l’intensificazione nell’uso di piattaforme comuni, moduli e tecnologie accresce la reciprocità tra le due compagnie. Tutto ciò avviene nonostante Fiat non garantisca il debito Chrysler e Moody’s sia a conoscenza del fatto che Fiat non intenda garantirlo nemmeno in futuro. La gestione finanziaria rimane separata, ma quella industriale no. L’indebitamento del Lingotto è di 8,3 miliardi che, secondo gli obiettivi illustrati a Londra da Sergio Marchionne, dovrebbero scendere a 5-5,5 miliardi a fine 2011, a fronte di una liquidità di 11 miliardi (per la sola Fiat) e un utile netto di 1,7 miliardi.

Per Marchionne la decisione di ieri di Moody’s è un’altra occasione per dimostrare che la sua strategia industriale ha un senso se il piano Fabbrica Italia andrà in porto e se i modelli per il mercato europeo, e la produzione negli stabilimenti italiani (scesa nel primo semestre 2011 al 49 per cento), saranno implementati. Se infatti è da Chrysler che l’ad trae oggi le soddisfazioni maggiori, il rating della società americana resta pur sempre tre gradini al di sotto di quello Fiat. Non avrebbe molto senso far pesare l’indebitamento solo sull’Italia, e sulla Fiat, ma condividerlo, ai fini delle strategie e degli investimenti, con Chrysler.