Passeggiate romane
Bersani incassa il “sì” di Prodi e studia due mosse (anti Renzi) per il 2013
Pier Luigi Bersani è convinto di vincere la battaglia delle primarie. Non è la sfida di domenica che lo preoccupa. Ciò che impensierisce il segretario del Pd è, semmai, il dopo primarie. Come evitare che Matteo Renzi diventi il punto di riferimento di una consistente minoranza del Pd e di un’importante fetta dell’elettorato d’opinione? Qualcuno, nello staff del leader, ritiene che al sindaco di Firenze occorra offrire un ministero di peso per neutralizzarlo.
19 AGO 20

Il dopo primarie. Pier Luigi Bersani è convinto di vincere la battaglia delle primarie. Non è la sfida di domenica che lo preoccupa. Ciò che impensierisce il segretario del Pd è, semmai, il dopo primarie. Come evitare che Matteo Renzi diventi il punto di riferimento di una consistente minoranza del Pd e di un’importante fetta dell’elettorato d’opinione? Qualcuno, nello staff del leader, ritiene che al sindaco di Firenze occorra offrire un ministero di peso per neutralizzarlo. Sulla stregua di quello che venne fatto nei Ds per Sergio Cofferati, a cui bastò una poltrona da sindaco di Bologna per dichiarare conclusa la sua esperienza di leader della minoranza interna dei Democratici di sinistra. Ma Renzi, che ha anche previsto questa mossa, sa già che cosa risponderà di fronte a questa eventuale offerta: no, io rimarrò a Firenze. Il sindaco ha 37 anni ed è convinto di avere tempo per giocare le altre sue carte, anche perché è sicuro che o il governo Bersani non durerà troppo, o non vedrà mai la luce, e anche perché è convinto che ci siano molti importanti volti dell’establishment italiano che lavoreranno a fondo per evitare che il prossimo anno Monti venga sostituito da qualcun altro a Palazzo Chigi (compresi gli emissari in Italia di Germania e Stati Uniti che, come è noto, guardano con diffidenza alla coalizione Pd-Sel e si sentono di gran lunga più garantiti da un personaggio come Monti).
Errani dopo Bersani? Anche Bersani è conscio delle pressioni che vengono dall’occidente. Sa che sia Obama sia Merkel gli preferiscono senza ombra di dubbio l’attuale presidente del Consiglio, ma è intenzionato ad andare avanti comunque. Non ha alcuna voglia di mollare, il segretario del Pd. Tant’è vero che sta già pensando al suo successore alla segreteria dal momento che il congresso del Pd si dovrà tenere entro il 2013. C’è chi sospetta che Bersani abbia già un nome in mente: quello del presidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna, Vasco Errani, che del segretario è a dir poco fraterno amico.
Niente farsa. Sempre in vista della rincorsa a Palazzo Chigi, Pier Luigi Bersani ha anche fatto sapere al capo dello stato che farà le barricate di fronte a una legge elettorale che riduca il premio di maggioranza a una farsa. Su questo punto il segretario non cederà mai e poi mai anche perché è convinto che il Parlamento non possa votare una riforma con l’ostilità del Pd.
La scelta di Prodi. Per chi voterà Romano Prodi? Con tempismo perfetto, a pochi giorni dalle primarie del centrosinistra, e con i sondaggi che danno ormai Bersani lanciatissimo al primo turno, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che nelle ultime settimane ha ribadito più volte di non voler schierarsi con nessuno e di voler esercitare il suo ruolo terzo alle primarie, alla fine ha confessato proprio in questi giorni ad alcuni suoi collaboratori la scelta che farà domenica 25 novembre ai gazebo del Pd. Una scelta diversa da quella compiuta dai parisiani alla Mario Barbi ma identica a quella fatta dal fratello di Prodi (Paolo), dalla portavoce (Sandra Zampa), dall’ex braccio destro (Angelo Rovati): voterà Bersani, il Professore, in nome dell’“unità del centrosinistra” e in nome della ricostruzione di un nuovo Ulivo.
Casini o Fioroni? I cattolici del Pd sono in fermento. Temono l’alleanza con Casini e gli altri moderati. Un’alleanza tra il Pd e quest’area, infatti, ridimensionerebbe il loro ruolo. Per questa ragione sono entrati in agitazione. A distinguersi in questo senso soprattutto Rosy Bindi e Beppe Fioroni che, peraltro, rischiano di non essere ricandidati per raggiunto limite dei mandati.
Più un milione. Nel Pd, intanto, a sei giorni dalle primarie, i renziani hanno iniziato a calcolare il numero di elettori di vantaggio che ai gazebo potrebbe avere Bersani. I numeri, stando alle stime che girano in queste ore, parlano di circa un milione di voti di cui il segretario del Pd sarebbe già certo. Un milione di voti suddivisi in questo modo: circa 600 mila persone legate al mondo dei sindacati, circa 30 mila persone legate ai giovani democratici, circa 400 mila persone già convinte dai bersaniani a pre-iscriversi nei comitati bersaniani. Le stime naturalmente non sono ufficiali ma con questi numeri nelle ultime ore si stanno confrontando i ragazzi dell’entourage del sindaco di Firenze.
Errani dopo Bersani? Anche Bersani è conscio delle pressioni che vengono dall’occidente. Sa che sia Obama sia Merkel gli preferiscono senza ombra di dubbio l’attuale presidente del Consiglio, ma è intenzionato ad andare avanti comunque. Non ha alcuna voglia di mollare, il segretario del Pd. Tant’è vero che sta già pensando al suo successore alla segreteria dal momento che il congresso del Pd si dovrà tenere entro il 2013. C’è chi sospetta che Bersani abbia già un nome in mente: quello del presidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna, Vasco Errani, che del segretario è a dir poco fraterno amico.
Niente farsa. Sempre in vista della rincorsa a Palazzo Chigi, Pier Luigi Bersani ha anche fatto sapere al capo dello stato che farà le barricate di fronte a una legge elettorale che riduca il premio di maggioranza a una farsa. Su questo punto il segretario non cederà mai e poi mai anche perché è convinto che il Parlamento non possa votare una riforma con l’ostilità del Pd.
La scelta di Prodi. Per chi voterà Romano Prodi? Con tempismo perfetto, a pochi giorni dalle primarie del centrosinistra, e con i sondaggi che danno ormai Bersani lanciatissimo al primo turno, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che nelle ultime settimane ha ribadito più volte di non voler schierarsi con nessuno e di voler esercitare il suo ruolo terzo alle primarie, alla fine ha confessato proprio in questi giorni ad alcuni suoi collaboratori la scelta che farà domenica 25 novembre ai gazebo del Pd. Una scelta diversa da quella compiuta dai parisiani alla Mario Barbi ma identica a quella fatta dal fratello di Prodi (Paolo), dalla portavoce (Sandra Zampa), dall’ex braccio destro (Angelo Rovati): voterà Bersani, il Professore, in nome dell’“unità del centrosinistra” e in nome della ricostruzione di un nuovo Ulivo.
Casini o Fioroni? I cattolici del Pd sono in fermento. Temono l’alleanza con Casini e gli altri moderati. Un’alleanza tra il Pd e quest’area, infatti, ridimensionerebbe il loro ruolo. Per questa ragione sono entrati in agitazione. A distinguersi in questo senso soprattutto Rosy Bindi e Beppe Fioroni che, peraltro, rischiano di non essere ricandidati per raggiunto limite dei mandati.
Più un milione. Nel Pd, intanto, a sei giorni dalle primarie, i renziani hanno iniziato a calcolare il numero di elettori di vantaggio che ai gazebo potrebbe avere Bersani. I numeri, stando alle stime che girano in queste ore, parlano di circa un milione di voti di cui il segretario del Pd sarebbe già certo. Un milione di voti suddivisi in questo modo: circa 600 mila persone legate al mondo dei sindacati, circa 30 mila persone legate ai giovani democratici, circa 400 mila persone già convinte dai bersaniani a pre-iscriversi nei comitati bersaniani. Le stime naturalmente non sono ufficiali ma con questi numeri nelle ultime ore si stanno confrontando i ragazzi dell’entourage del sindaco di Firenze.