Anche per i liberal uccidere Osama è legale. Ma non citano Bush

E' stata la giornata della celebrazione silenziosa per Barack Obama, il momento “agrodolce” – come l’ha definito la Casa Bianca – in cui il presidente ha incontrato i familiari delle vittime dell’11 settembre nel luogo della tragedia, dove ora cresce un fiore di vetro e acciaio, la Freedom Tower. “Quando diciamo che non dimenticheremo mai, intendiamo esattamente questo”, ha detto il presidente, che a Manhattan ci è arrivato con l’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, simbolo vivente della lotta al terrore in quelle settimane in cui la ferita dell’America continuava a stillare fumo.
19 AGO 20
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L’edizione on line del Washintong Post ha raccolto la testimonianza di alcune fonti anonime della Cia che hanno ha sorvegliato per mesi da un edificio di Abbottabad il nascondiglio di Bin Laden. Dai files sequestrati dagli agenti dopo l’uccisione di Osama bin Laden emergono alcuni attentati nell’agenda di al Qaida: deragliamento di treni tra Natale e Capodanno nelle principali capitali europee, ma le autorità hanno precisato che “il piano non era entrato ancora nella fase operativa”.
New York. E' stata la giornata della celebrazione silenziosa per Barack Obama, il momento “agrodolce” – come l’ha definito la Casa Bianca – in cui il presidente ha incontrato i familiari delle vittime dell’11 settembre nel luogo della tragedia, dove ora cresce un fiore di vetro e acciaio, la Freedom Tower. “Quando diciamo che non dimenticheremo mai, intendiamo esattamente questo”, ha detto il presidente, che a Manhattan ci è arrivato con l’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, simbolo vivente della lotta al terrore in quelle settimane in cui la ferita dell’America continuava a stillare fumo.


E’ la prima volta che Obama va a Ground Zero, ed è la prima volta che un presidente torna nel sacrario della nazione dopo che il nemico è stato annientato. Prima di partecipare al memoriale – tenuto in contemporanea al Pentagono dal cerimoniere in seconda, Joe Biden, raggiunto dall’ex segretario della Difesa, Donald Rumsfeld – Obama ha fatto visita a un dipartimento dei pompieri, gli eroi di Ground Zero, che ha perso quindici uomini quella mattina di quasi dieci anni fa. Come sul dibattito a proposito della foto del cadavere di Bin Laden, la Casa Bianca ha scelto il profilo basso, perché la circostanza “parla da sé”, e il presidente si è limitato a ricordare le quasi tremila vittime e a incontrarne alcuni parenti in privato, senza aggiungere parole pubbliche. Dopo la scarica adrenalinica partita da Abbottabad, è arrivato il silenzio. Obama aveva invitato George W. Bush, per sottolineare la continuità presidenziale nella lotta al terrore, ma l’ex presidente ha rifiutato in nome di quella dignitosa avversione ai riflettori ex post ben raccontata da Marco Bardazzi nella Stampa di ieri. Bush però è aleggiato nelle retrovie del simbolismo di Ground Zero, in uno dei dibattiti che l’Amministrazione sta affrontando con la serietà che si conviene a una grande democrazia: quello sulla legalità dell’uccisione di Bin Laden. Ieri il capo della commissione per i Diritti umani dell’Onu, Navi Pillay, ha chiesto all’Amministrazione la “full disclosure” dei fatti, cioè che dica come sono davvero andate le cose ad Abbottabad.
Ci sono dettagli che complicano la ricostruzione, ma quello che più conta è il profilo legale dell’operazione, da cui invece risulta che per uccidere Bin Laden non è stata violata la legge. Negli anni di Bush le associazioni per i diritti umani sono state in lotta permanente contro tutti gli editti emessi per contrastare il terrorismo, dai “black site” della Cia al carcere di Guantanamo. Con l’uccisione di Bin Laden queste associazioni si sono fatte molto silenziose rispetto ai loro standard. Amnesty International ha chiesto informazioni alla Casa Bianca, ma non ha drizzato le baionette contro Obama. Human Rights Watch ha addirittura rettificato il suo comunicato iniziale, perché alcuni media hanno “erroneamente suggerito che la nostra associazione abbia condannato l’uccisione di Bin Laden”. Il procuratore generale, Eric Holder, l’uomo che ha dedicato gli ultimi due anni e mezzo a cercare (invano) di chiudere Guantanamo, ha testimoniato al Congresso che l’azione “era giustificata in quanto atto di difesa” e che è perfettamente legale “stanare ed eventualmente uccidere un nemico sul campo di battaglia”. La legge che permette questo consenso nel dibattito legale – ci sono eccezioni, certo, ma non fra i detrattori storici – è la numero 107-40, firmata da Bush una settimana dopo l’11 settembre 2001. In questa si legge che il Congresso autorizza il presidente a “usare tutti i mezzi necessari e appropriati contro quelle nazioni, organizzazioni o persone che hanno pianificato, autorizzato, commesso o facilitato gli attacchi dell’11 settembre 2001”. Nessuno meglio di Bin Laden è descritto in questo passaggio. Contro questa legge e sugli aggiornamenti della sicurezza bushiana per fronteggiare la guerra obliqua del terrore si è scatenato quello stesso mezzo mondo che ora applaude l’uccisione di Bin Laden come moralmente giusta e giuridicamente inappuntabile.