Alla prima stoccata di Monti il Pd laburista reagisce con la clava

Mario Monti attacca (ricambiato) l’ala laburista del Pd, quella rappresentata dal responsabile economico e astro emergente delle primarie Stefano Fassina – autore mesi fa di un intervento sul Foglio intitolato “Rottamare l’agenda Monti” – e riscalda i toni invadendo sia il campo del centrosinistra sia quello del Pdl; con il suo attivismo televisivo trascina in una baruffa anche il presidente della Vigilanza Rai Sergio Zavoli, per violata pre par condicio (surreale). Tutti contro Monti che intervistatato da “Uno mattina”, ieri, ha mosso alcune puntute critiche (a Berlusconi e a Renato Brunetta, sottolineando nel secondo caso, con malizia non elegantissima, la “statura accademica” dell’interlocutore). Leggi l'editoriale Il nemico che unisce Dell’Aringa e Fassina
19 AGO 20
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Mario Monti attacca (ricambiato) l’ala laburista del Pd, quella rappresentata dal responsabile economico e astro emergente delle primarie Stefano Fassina – autore mesi fa di un intervento sul Foglio intitolato “Rottamare l’agenda Monti” – e riscalda i toni invadendo sia il campo del centrosinistra sia quello del Pdl; con il suo attivismo televisivo trascina in una baruffa anche il presidente della Vigilanza Rai Sergio Zavoli, per violata pre par condicio (surreale). Tutti contro Monti (“piuttosto votate Pd”, dice il Cav.) che intervistatato da “Uno mattina”, ieri, ha mosso alcune puntute critiche (a Berlusconi e a Renato Brunetta, sottolineando nel secondo caso, con malizia non elegantissima, la “statura accademica” dell’interlocutore); duro soprattutto con la Cgil, con Nichi Vendola e l’ala dei cosiddetti giovani turchi del Pd. L’effetto è stato immediato. Il Partito democratico, anche nelle sue declinazioni più liberal e montiane, si è infatti ricompattato attorno al suo leader Pier Luigi Bersani e allo stesso Fassina respingendo il professore. “Monti ormai esercita un ruolo di interdizione”, dice per esempio al Foglio Francesco Boccia. E il deputato, vicino a Enrico Letta, e considerato tra i montiani del Pd, spiega: “Fassina è un esponente importante del mio partito, mentre Vendola è il nostro principale alleato. Attaccarli significa fare un’operazione politica molto precisa. Significa attaccare Bersani”. E ancora: “Il riformismo esiste e in questo momento sta a sinistra. Faremo delle riforme, il paese deve svoltare, e non siamo d’accordo con Monti su un aspetto fondamentale: chi dovrà pagare queste riforme? Lui vuole colpire il lavoro, noi le rendite”. L’intervista di Monti a “Uno mattina”, oggetto di strali polemici anche da parte del Pdl, ha finito, in serata, col trascinare dentro anche il presidente della Vigilanza, Zavoli, forse in polemica indiretta con il direttore generale della tv di stato Luigi Gubitosi (nominato da Monti): “I direttori di rete sono troppo autonomi rispetto alle regole della par condicio”. Nel Pd è forse soltanto Enrico Morando, senatore veltroniano uscente (non si ricandiderà), a rompere un certo conformismo nei confronti dell’apparato di Bersani: “Il Pd ha più analogie con la lista Monti che con Vendola”. Morando, montiano della prima ora e vicino anche a Veltroni e Renzi, pensa che al di là dei toni della campagna elettorale i rapporti tra il Pd e Monti siano destinati a precipitare su un sostrato di razionale collaborazione: “Nel documento firmato dai leader di Pd-Sel e Psi, nella Carta d’intenti, c’è scritto che i progressisti lavorano per stabilire rapporti di cooperazione con forze di centro”. Non solo: “Il Pd e Monti hanno in comune un elemento molto importante, la loro collocazione saldamente europeista”.
Ma quella di Morando è una voce libera, e isolata. Per il resto è una mezza baruffa che rivela la convergenza di fatto, come dice anche Angelo Panebianco, l’editorialista del Corriere della Sera, “tra Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi” (“entrambi hanno il comune interesse di fare fuori il centro”). D’altra parte da ieri, giorno in cui Bersani ha incontrato Renzi nel tentativo di perfezionare la strategia elettorale e tagliare un po’ la strada a Monti, all’interno del Pd si è indebolita l’area pro Monti. Tace Enrico Letta, teorico dell’alleanza tra il Pd e Monti, che il 18 novembre scorso, all’alba del governo tecnico, scrisse un famoso biglietto privato al professore: “Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno”. Utile alla causa voleva anche essere Repubblica, con il Fondatore Eugenio Scalfari impegnato negli ultimi tempi nel ruolo di pronubo post elettorale tra Monti e Bersani. Si attendono reazioni da Largo Fochetti.